Stack!

Mentre alle 16.30 mi preparavo il caffè lungo nella speranza (vana) di allungare anche la giornata, è saltato tutto. Cioè è saltata la luce, stack!, un colpo secco e via. Il primo pensiero (con parolacce): 3.morf.aggettivo.doc, ucciso di sopra. Il secondo: risolvere il problema. Da lì è partito un ridicolo balletto. Controlla se la luce sul pianerottolo c’è – e … Continua a leggere

East Houston street

Lower east side. Fine dicembre, freddo. Uscire da Katz’s con in pancia abbondante pastrami e camminare lungo Houston street. In fondo, laggiù di fronte, il ponte di Williamsburg, dove il solitario Sonny Rollins una volta suonava il suo tenore sopra i clacson delle auto, al riparo dalle scene del jazz. Poi però rientrò, registrò The bridge e spaccò il culo … Continua a leggere

Impressione (breve) d’ottobre

Caffè americano da una parte, torta di mele dall’altra, in mezzo cataste di libri ed io, a sottolinear d’aggettivi. Mentre il cielo piovorno bussa alla finestra e tutti voi, là fuori, chissà che strade avete preso. [Precisazione: oh, io ho detto che rallento i contatti, mica che chiudo. Se bussate, vi apro sempre, che diamine]

Promessa solenne

Cari tutti, faccio qui promessa solenne e pubblica. Da stasera camminerò per queste stanze e per quelle altrui il meno possibile. Stop. Per un mese circa, contatti con le vie del web rastremati e brevi. No, nessuna nausea da blog o da voi. Ma i miei ritardi con la consegna della grammatica stanno assumendo proporzioni sempre più ciclopiche e angoscianti. … Continua a leggere

Clangori

Sono stanca e annoiata come una stanca e annoiata. Il dormire pare, al momento, l’unica ipotesi davvero appetibile – perché non realizzabile. Soprattutto se questi cazzo di vicini di casa effettuano con noncuranza il trasloco dell’anno, spostando mobili i cui clangori mi risuonano precisi in mezzo all’orecchio. Dormire dormire dormire e nemmeno sognare. Chè poi ci si svegli a Natale … Continua a leggere

Femminini moti

Ah, vi ho mai detto che mi piacciono assai, quei miei femminini moti per cui una parola detta o non detta, un certo modo di guardarmi o di parlarmi, nonché anche solo una misera sillaba bastano a infiammarmi?

Mehldau celo, Pieranunzi celo, Gustavsen mima

Accipicchia, vedo che sul Blog della domenica ci si interessa – riflettendoci da parecchio, addirittura dal lontano 25 luglio scorso – di questo mio futile decaloghetto sull’ascoltatore appassionato di musica. Pare inutile precisare che il futile decaloghetto in oggetto faceva da corollario a domanda che riguardava le donne e la musica; ma va da sé che tale quesito, nella disanima … Continua a leggere