Staje luntana da stu core

Scrive sempe e sta’ cuntenta: io nun penzo che a te sola, nu penziero mme cunzola, ca tu pienze sulamente a me. Ohi vita… [L’autunno langue – il verbo è morto. Tornerò, tornerò. Abbraccio tutti i gentili ostinati ospiti delle mie stanze.]

La casa dei doganieri

Ve l’avevo detto che per qualche giorno ancora. Infatti: stasera, di là. Poi, chissà. A presto, a presto. [E grazie per tutti i vostri commenti, davvero. La comprensione, l’invito al ripensamento, l’occhio all’orologio, la mancanza, lo scettico dubbio e quant’altro. Mi mancate, ah sì. Intanto, per informarvi: azzannato alla gola il verbo, mi sto apprestando a sterminarlo una volta per … Continua a leggere

Mi volto, davvero

Ho realizzato: non ce la farò mai e la grammatica mi fagociterà e io non adempirò agli impegni presi e l’editore mi dileggerà e mi svergognerà e magari mi farà causa e perderò un sacco di soldi e mi vorranno arrestare e m’inseguiranno dappertutto e io avrò il terrore del carcere e alla fine sarò costretta a darmi fuoco in … Continua a leggere

Saturazione

Insomma, c’è poco da fare, son brutte giornate. E tira quest’aria dappertutto. Anzi, no, non tira affatto: perché c’è come una cappa, pesante, pesantissima, da cui non sono immune. Anzi, a dire il vero mi sento oggi un po’ stufa di tutto quanto. Come giunta a saturazione finale e definitiva. Una specie di nausea, davvero. Di tutto e anche di … Continua a leggere

Una tana sporca ma calda

Chissà che succede, fuori da qui. Bologna c’è ancora oppure no? Magari si è sciolta in quest’aria nebulizzata di pioggia che non c’è ma bagna uguale. Forse le foglie gialleverdimarroniocra dell’albero di fronte sono solo un disegno sul vetro della finestra mentre intanto fuori non c’è più nulla. La vita scorre qua dentro da giorni. Succede di tutto mentre me … Continua a leggere