Tormenta

Non è più solo attesa, è tormenta. Un’ora e mezzo per tornare a casa da scuola. Bianco e bianco su bianco. Implacabilmente continuo. Pranzo a tre alle tre, con spaghetti piccantelli improvvisati e Bonarda in grandi boule trasparenti, poggiati su scacchi rossi e verdi. L’ultimo scoppiettare del carnevale nel piatto, appiccicoso sulle dita, nello stomaco, nella coscienza sporca del dopo. … Continua a leggere

Attesa

Fiocca, guarda come fiocca. Scendono, girano, atterrano e stop. Fiocca e rifiocca e ti piace guardare pensare cercare – là in mezzo – se in mezzo c’è quello che cerchi. T’allunghi sul vetro, sul bianco, sul fuori e là fuori ti piace. T’alzi e t’affacci e scendono e fioccano e portano il fresco – che serve che serve che devi. … Continua a leggere

Dream of life

Ho ritrovato un vecchio disco di Patti Smith. L’ho messo. La casa è buia e quasi calda. Restano le luci lungo le scale e quelle negli angoli. Di là dal vetro scendono piccoli pugnali gelidi e fa paura uscire, pensare dove potranno conficcarsi se. Il fiato compare su un ritaglio trasparente, lo appanna, sparisce. E’ bello vedere le finestre accese … Continua a leggere

Nello stomaco, un pugno

Ho nello stomaco un pugno. Non va né su né giù. Da stamani. Respiro poco e male. I ragazzi a testa bassa sul loro foglio bianco; io a testa persa verso un altro foglio bianco, fuori dalla finestra. Il senso d’oppressione, credo, il medesimo. Ora Gil Evans dirige Miles più altri diciannove. Il cornetto alla crema del bar di fronte … Continua a leggere

Su una sedia a dondolo

A me Norah Jones piace. Posto che non c’entra nulla col jazz – soprattutto nell’ultimo disco – lei mi piace davvero. Forse perché mi rassicura. Mi culla. Mi piacciono quelle atmosfere da disegnino infantile con la casa da cui esce il fumo e con i fiori enormi, fuori prospettiva. Corse e risatelle nei prati; o nei campi di grano. Ascoltarla … Continua a leggere

Ingombro, tragico, disfatto

Ieri mi sono alzata e c’era un cielo. Era come livido; no, grigio affumicato; no, giallo di cosa marcia; no, marrone come un pugno di terra masticato fra i denti e poi sputato. No, ecco com’era: effettivamente grigio, ma come illuminato al suo interno da quei lampioni giallastri delle brutte periferie. Comunque faceva paura. Anche perché era basso, schiacciato sulle … Continua a leggere