Acquario

Forse l’inverno è passato. Ci sono stati due giorni bigi, di pioggia (di pioggia) californiana che nessuno si aspettava. Non c’era nulla sotto cui ripararsi, gli ombrelli non li abbiamo comprati, scendevano queste schegge impreviste, di traverso, e tutti a scuotere le teste e dire: mah.

Poi però domenica sul Golden gate park brillava alto il sole. Preciso nel regolare luce e ombra, caldo, perfetto per abbronzare i ballerini di swing che instancabili si susseguivano di fronte a me. La ruota rossa della gonna girava senza sosta mentre Teth, sotto il cappello di paglia, mi guidava in passi morbidi, pausati, in levare. Il vento della baia increspava le lontanissime cime degli alberi, mentre sentivo di essere, in quel momento, fatta soltanto di jazz. La piccola scattava fotografie e la grande si nascondeva sotto un enorme cappello bianco. Io nel frattempo credo di aver ballato con Steve Martin, anche. Di certo era lui, quello che ha scandito soffice: “Shall we dance, G a i a?”. Non ricordo di aver mai ballato in un luogo, una musica, un attimo più fuori dal tempo di quello. Brillava tutto. Il verde era più verde. Le scarpe si strappavano. La gioia era tutta da toccare.

Il varco sulla città si richiude come sempre, alla fine, la domenica sera. Middlebury è una gola che t’inghiotte e ti mastica. Non è che faccia proprio male. Anzi. La sensazione di essere inglobati in un sistema che regola pranzi, cene e uscite serali è in qualche modo rassicurante. O straniante, in egual misura. Amo le mie abitudini quotidiane: la discesa nel bosco la mattina presto, i capelli bagnati degli alunni, la pausa delle dieci a leggere, scrivere, bere il caffè ormai tiepido. Mi piacciono i pranzi a mensa e le parole che si scambiano davanti al banco delle insalate. I sorrisi di tutti. Chi parte, chi arriva, chi resta. Mi piace quel senso di vicinanza forzata che ti spinge poi a voler scappare. Un contrasto che vibra; e fa guizzare veloci i pensieri, mentre ti addormenti ancora una volta troppo tardi. Amo tutto, qua dentro; tutto mi tiene composta insieme e allo stesso tempo mi decompone. Mi spezzetto. Una parte di me qui, una là. Ahia.

La notte si sciama poi tutti negli appartamenti. I divani accolgono compiti da correggere; nelle pentole sfrigolano aglio, olio e pomodoro. E magari sono le dieci, le undici, chissà. Ma non è mai troppo tardi per fare come gli studenti fuori sede e buttare degli spaghetti a cuocere. Non è mai troppo tardi per un Coltrane a Stoccolma; o forse un Monk a Varsavia, anno 1966, non importa poi molto. Basta non lasciarsi sopraffare dall’inquietudine né strapazzare troppo dalle malinconie. Stiamo calmi. Dobbiamo stare calmi. Respirare. E dormire.

In fondo siamo pesci. Viviamo in un acquario, nuotiamo a vista nascondendoci dietro le alghe e aspettiamo muti il prossimo cambio d’acqua.

Acquarioultima modifica: 2015-07-17T03:36:03+00:00da capecchi
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