Su tutto questo tempo

Questi giorni che uno dopo l’altro si sono susseguiti dopo l’estate mi hanno raggirata. Adesso finisco per ritrovarmi a novembre, alla nebbia e allo strappo atlantico tutto d’improvviso. Non si fa così. No. Le foglie gialle si sparpagliano sui viali, il cielo si fa grigio fumo e io non me l’aspettavo. In giro c’è questo odore di frugiate e di asfalto bagnato che mi fa solo desiderare correre veloce a casa e accendere poche luci. Starmene chiusa qua dentro con tre, quattro, cinque, sette persone che dico io, a sfinirci di cibo, alcool, televisione, risate sgangherate, abbracci. Lunghe dormite sul divano rosso, che nel tempo ha riparato il sonno di quelli che si son fermati mentre fuori nevicava. Intanto la Nina fa le medie e io cado a pezzi, letteralmente, poco per volta. Ma in modo così impercettibile e vigliacco che un giorno mi sveglierò e così, come dal nulla, come novembre, sarò una vecchia con molte memorie e occhi bistrati di nero per errore.

Comunque non è per questo che ho iniziato a scrivere. L’ho fatto perché se no poi qualcuno mi sgrida che non scrivo più. O perché ascolto Brad e quando ascolti Brad ti restano solo due cose da fare: morire di struggimento; scrivere. Sicché eccomi. Non ho nulla da dire. Ma voglio ricordarmi di come mi sento adesso, in questo frammento casuale del giorno e dell’anno. Un po’ spezzata in due perché non tutti quelli che speravo di salvare si sono salvati, compresa me stessa; ma anche un po’ grata perché sabato ho sbagliato passi e acchiappato pipistrelli, lunedì ho preparato la pizza per tre buffe bambine e oggi ho in mano un biglietto che dice: 14 giugno 2017, Parco delle Cascine, Firenze.

Brad continua a suonare. Io sorrido. Perché è lui la risposta al compito sul Romanticismo che ho dato ai ragazzini e mi ci crogiolo dentro, ci sguazzo, vorrei che questo groviglio e queste mani sul pianoforte non finissero mai, vigliacche pure loro come il tempo. Ci sono in classe questi finestroni inclinati sulle nostre teste; e il parco fuori. Così che quando piove scrosciano giù fiumi d’acqua sopra di noi, è tutto un precipitare rapinoso, vorticante, bellissimo. Restiamo spesso tutti incantanti a guardarlo, questo rotolare via, e la spiegazione prende strade insolite mentre tutti alziamo la testa e giriamo gli occhi e le ore sgocciolano giù senza che noi possiamo farci nulla. Allora io domani sotto questi finestroni porto Brad e ci mettiamo lì tutti ad ascoltarlo muti, spaesati, pieni di domande che non ci faremo.

In questa gragnuola di giorni che son corsi via dopo l’estate, mi sono sentita spesso fuori luogo; o fuori tempo. La lontananza da ciò in cui mi riconosco a volte picchia forte. Ma poi basta appoggiare il mio piede nudo a quello nudo della Nina; o ballare con le scarpe rosse e gli occhi che dopo il giro tornano proprio lì dove li avevi lasciati. Momenti in cui l’incastro è perfetto; e lieve. Novembre è un mese grave, fondo. Forse ne ho bisogno. Ma con vorace desiderio mi attacco anche a tutte le code di leggerezza possibili. Non voglio affondare né volare via. Ma galleggiare così; fluttuando morbida su tutto questo tempo che passa.

Su tutto questo tempoultima modifica: 2016-11-03T19:12:46+00:00da capecchi
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3 pensieri su “Su tutto questo tempo

  1. «Comunque non è per questo che ho iniziato a scrivere. L’ho fatto perché se no poi qualcuno mi sgrida che non scrivo più.»
    È vero, io sono uno tra quelli che ti sgrida: la tua scrittura mi sconfinfera, e per questo ti ho “citata” in qualche occasione (in particolare, l’ho già scritto ma “repetita iuvant”, il tuo: «Via le scarpe basse, via le orride ballerine, via gli stivali rasoterra. Da oggi solo altezze aeree. Da oggi si sale su, ci si slancia e si ondeggia e si affonda di più sul cemento. Ché anche la musica la segui meglio e i capelli scivolano ondosi e la gonna trova quel perfetto punto della gamba in cui fermarsi e i tendini sparano in su e senti che potresti, davvero, arrivare dovunque, e tutti lo noterebbero, che arrivi. Le ginocchia così meravigliosamente elastiche. E la caviglia, sì, bellissima riflessa nello specchio del negozio sotto casa, fra il nero e la luce del sole e dell’ombra.».
    Notevole poi: «In giro c’è questo odore di frugiate e di asfalto bagnato che mi fa solo desiderare correre veloce a casa e accendere poche luci.»
    Continua, sei una delle mie fonti d’ispirazione…

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