La bici, i rami secchi e il giallo dei narcisi

Una strana rivoluzione capita da queste parti. Dal nulla sono diventata una che gira con un tappetino da yoga arrotolato in spalla; una che cerca la sua bici bianca giù in cantina, pensando di usarla. Chissà. Forse l’odiata primavera, forse la pesantezza di certe giornate piene di tutto ha portato qua di fronte, concreta, la voglia di linee semplici, di spazi concavi. Se mai capiterà che io cominci a svuotare anche l’armadio per buttar via tutto, ecco, inizierò davvero a preoccuparmi. Ma per ora va bene, accetto questo momento come se mi appartenesse e intanto continuo a pigiare il dito sul tasto dei taralli nel distributore di merendine a scuola, così non corro il rischio di non riconoscermi appena giro l’angolo. Naturalmente, non ho smesso di comprare scarpe dorate.

Nel giardino fuori dall’aula sono esplose le margherite e fra due mesi non vedrò più i miei cialtroni di terza. Quest’anno li amo di un amore poco segreto e senza fronzoli. Ho bisogno di loro e loro di me. Ci guardiamo dritti negli occhi, ridiamo molto, ci facciamo milioni di domande: io a volte so rispondere, a volte no. Ma loro mi ascoltano sempre, anche quando dico: non lo so. Uno è alto alto, dinoccolato, ironico e a tratti sfacciato. Ha due grandi occhi blu e il banco è troppo stretto per lui, in tutti i sensi. È una specie di Ellery Queen dalle mani grandi, senza il quale mi manca il fiato. Poi c’è quell’altro che mi guarda da fondo aula sempre torvo. Ma invece ho capito che è il suo modo di starmi a sentire, di non perdere una parola. Infatti si accorge di tutto: “Oggi è entrata in classe e ha fatto finta di non sapere cosa spiegare. E invece non vedeva l’ora di mettere il jazz e raccontarci gli anni Venti in America”.  È un fiero leopardiano e l’anno scorso ho dovuto sbriciolarlo, per averlo adesso tutto intero e ricomposto. Comunque questi due, insieme a tutti gli altri, presto li perderò. Non posso farci nulla. È così che accade. Sicché mi tocca guardarmeli per bene, strattonarli come si deve, far riempire il più possibile i loro quaderni di appunti perché poi un giorno, fra qualche anno, per caso mi ritrovino là dentro.

Insomma in questi giorni così smaniosi d’aria, mi son messa sul terrazzo della cucina e ho estirpato parecchia robaccia. Da lì si vedono i treni, si vede il cielo come cambia, si vedono le persone che camminano sul ponte. Si vede il tempo. Allora riempire l’orizzonte di narcisi gialli e gardenie rosse mi è sembrato proprio bello. Mi è sembrato giusto rimpiazzare il color grigio iena con toni più vivi. Ho strappato rami secchi, erbe guaste, foglie accartocciate. Un po’ di terra è entrata sotto le unghie, qualche graffio sulle mani ha bruciato, fra le dita un’incrostazione di polverosa sporcizia mi ha intristito. Ma poi ecco il giallo dei narcisi: finestre che si spalancano.

Ballare, ballo sempre. Non smetterò finché esisterà quel momento in cui un ballerino prende una ballerina per la punta delle dita, attraversa così una pista piena di gente e poi inizia a muoversi con lei a tempo, mentre il trombettista e altri musicisti dagli strumenti scintillanti scendono là in mezzo e suonano When the saints go marching in in una Bourbon street improvvisa, caldissima, sfocata. E non importa che il sudore ci sciupi i capelli o il respiro diventi più breve, perché niente sembra più vero di questa New Orleans luminescente che ci si sfrangia contro i polsi, davanti agli occhi, mentre urliamo e pestiamo il pavimento e battiamo le mani e diciamo uuuuuuuh quando lui lancia lei per aria e poi la riprende, certo che la riprende, sta lì apposta ad aspettarla. Perché proprio questo è lo swing: allontanarsi sempre per non lasciarsi andare mai. E alla fine riacchiapparsi, come per caso, toh, è capitato, mentre invece lo vedi – non te ne accorgi? – è per certezza. Perché così è anche il modo in cui funziona la vita; e forse l’amore. Fare finta di passare di lì per sbaglio. Ma tuttavia esserci sempre, e per davvero, perché quello si è scelto. Quello è proprio, esattamente, il posto in cui volevamo stare.

La bici, i rami secchi e il giallo dei narcisiultima modifica: 2017-03-29T15:24:38+00:00da capecchi
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