31/12/2010
Un anno a cui si è voluto molto bene
Mescolo insieme uova e mascarpone e penso a quest’anno. Che è stato uno dei più belli io mi ricordi. Non è solo per il fatto di essere l’ultimo in cui ho festeggiato un compleanno che inizia per tre, di quelli che ti vuoi tenere stretti addosso ancora un altro po’. È anche per tutto quel tempo libero, quelle giornate da riempire, quelle larghezze che mi si sono spalancate davanti all’improvviso; e io dovevo solo decidere che farne. Per esempio usarle per guardare la Nina crescere, cercando di non perdersi (quasi) nulla. Poi la scoperta di Londra, luccicante e meravigliosa nelle sue strade fredde: sentirsi di maggio come a Natale, per le sciarpe di lana e molto molto altro. E gli amici incontrati in giro, per città tutte diverse e tutte, così mi sembravano, belle. Un sacco di matrimoni e momenti storici. La mancanza feroce, ma usuale, di Middlebury. La musica vecchia e la musica nuova; tanta musica nuova. Il jazz che è mio e i riccioli di Bollani le spazzole di Sferra gli occhiali di Caetano. Ricominciare coi ragazzetti a scuola, con i colleghi, con i registri da completare: l’odore di gesso e sudore che s’infila su per il naso, magnifico. Ritrovarsi di colpo, smarrita, a dicembre e festeggiarlo come si deve, anche con quello sgomento di veder svanire tutto, candeline soffiate sulla torta, fffffffffffff, via, finito. Ma scacciare i pensieri brutti e sciocchi vestite di rosso e cenare tutte composte mentre un tastierista con la bandana suona i pezzacci più soul della Motown. Ci son stati momenti in cui m’è venuto da piangere. E alcune volte era di rabbia ma altre anche d’un irresistibile grumo dolce che mi si scioglieva in gola, tipo quando la Nina mi dormiva addosso mentre intanto cinque negre dentro tuniche viola cantavano Amazing grace.
Sicchè io a questo 2010 gli voglio molto bene, me lo accuccio qui per stanotte almeno e spero che il 2011 non faccia troppa paura. Buon anno a tutti. Godete più che potete.
(Stefano Bollani e Riccardo Chailly Gewandhausaorchester, Rialto ripples. Musica per un anno a cui si è voluto molto bene)
17:33 Scritto da: capecchi in lo scialo dei triti fatti | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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26/12/2010
Buona sera di Natale
Non me ne sono neppure accorta, quest’anno, di quanto in fretta arrivava il Natale. I tempi lunghi del dicembre scorso si son persi nelle date scritte sul registro di classe - una mensa dopo l’altra, i temi da correggere e i genitori da incontrare. C’è stata qualche nevicata casuale, delusioni da schiacciare laggiù in fondo e illuminazioni che mi sono arrivate addosso come treni: tipo che il tempo fugge e tutto cambia, pensa un po’ te la grande novità. E poi febbre raffreddore nausea stanchezza. Ma alla fine è stato nulla che i tortellini di via Oberdan non potessero far scordare; nulla cui non bastassero i pacchetti con i disegnini a mano per la Nina o le piccole luci nuove, di carta, lungo il corridoio. Quello che mi piace, sempre, di questi giorni, è la voglia di stare in casa che mi piglia; l’arrotolarsi dentro le coperte e guardare Elf o Topolino e la magia del Natale; la musica bella che vuoi sentire. Mi piace vedere i miei, contargli gli anni addosso, abbracciarli e dire Buon Natale!, regalare set da giardino o trovare rossetti sotto l’albero. Ma soprattutto desiderare di essere in nessun altro posto, se non qui.
Buona sera di Natale, allora. E buoni panettoni da mangiare infilando la mano nel sacchetto, strappando quel che viene e sbriciolando dappertutto.
(Ella Fitzgerald, Winter wonderland, in Ella wishes you a swinging Christmas. Canzone per sbriciolare il panettone dappertutto)
23:56 Scritto da: capecchi in lo scialo dei triti fatti | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |
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20/12/2010
Cinque
Tra un paio d’ore, cinque anni fa, nascevi. Ed eri piccola, con gli occhi fondi e tutta giallastra. Non avevo mai visto nulla di più bello, mai, davvero, in tutta la mia vita. Ora sei all’asilo che festeggi coi biscotti bicolore insieme ai bambini di “Macchia verde”; e tra poco io entro a scuola. A me dispiace un po’. Perché vorrei passare tutto il giorno con te, appiccicata. A darti noia, guardare la tele, disegnare, cantarti gli auguri e suonare la chitarra nuova di Spongebob. Buon compleanno, topola. E torna presto, che dobbiamo aprire ancora tanti pacchetti e vedere se dentro c’è Slinky o magari invece Rex.
09:31 Scritto da: capecchi in fuori concorso | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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16/12/2010
Troppo poco
Ascolto troppo poco jazz, non suono mai il sassofono e passo più tempo del necessario davanti al computer. Compro troppe paia di scarpe e quando sono a dieta mangio di nascosto gianduiotti. Urlo un sacco. Tendo a scordare che non tutti sono miei alunni. Mi capita di suonare il clacson contro gli indecisi in macchina. Sono impaziente e irascibile. Piango quando il matto entra all’ospedale e spara a tutti in Grey’s anatomy. Dico molte parolacce e a volte ritrovo abiti che non ho mai messo appallottolati in fondo a qualche cassetto. Devo ancora trovare la crema perfetta ma oggi son stata felice con la Nina seduta nel banco accanto a me: io ricevevo i genitori, lei disegnava coccinelle e foreste.
00:06 Scritto da: capecchi in io | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |
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02/12/2010
Io ci sto tanto bene
Lo sgangherato ragazzetto marocchino rientra a scuola dopo un mese d’assenza e io me lo mangio vivo. Strappo a morsi brandelli di carne, mastico bene e poi sputo quello che rimane. Mi ci vogliono tre ore intere, per fare tutto come si deve. Ma i giorni successivi, non so, mi piglia un’imprevista voglia d’abbracciarmelo tutto; o meglio abbracciare quel che resta di lui. Parlargli a lungo. Strapazzarmelo come si fa coi cuccioli ringhiosi dagli occhi grandi. Me lo studio mentre armeggia senza tregua con gomme, fogli e penne, e intanto mi si scioglie una specie di bolo dentro lo stomaco, una spaventosa urgenza di bene che mi fa venire caldo.
La bimba bellina dal nome letterario mi fissa da fondo classe mentre racconto di quando Didone si ficcò un ferro in corpo maledicendo Enea insieme al figlio che purtroppo non aveva fatto a pezzi e poi servito a pranzo. Mi guarda immobile, le si dipinge sul volto un’ombra di qualcosa e io penso: oddio ora piange. Poi suona la campanella e lei non piange ma anzi comincia a giocare a sasso-carta-forbice.
La smilza cinese con la frangia lunga lunga, invece, la fo piangere spesso. Per qualche motivo incomprensibile non ci capiamo e finisce sempre che le urlo contro e la vedo smaniare per rispondermi qualcosa. Infatti lei un po’ lo fa, di rispondermi, così io m’arrabbio di più e mi faccio montare la furia pestando l’aula come fossi in una gabbia, con grandi falcate precise e marziali che mi spaventano, se mi guardo per un attimo da fuori. Eppure io, quella cinese lì, l’adoro.
La timida piccolina che si chiama come la Nina si offre sempre volontaria, da quando ha preso 5 alla prima interrogazione e l’ho sgridata con la voce brutta. Ora alza la mano, viene alla cattedra, dice le sue cosine, è orgogliosa di sé e io di lei, tanto.
Il ragazzino biondo coi capelli che cambiano in base alle mattine mi fa tanto ridere: se ne sta laggiù in mezzo alle bimbe, che se lo coccolano e lo chiamano il signorino. Porta con sé una bottiglietta piccola di amuchina gel e prima e dopo i pasti, con un gesto veloce, se la passa sulle mani. Sembra essere di qualche altro luogo; o secolo. Sorride leggero e garbato, come avesse capito tutto di come si sta al mondo. Laterale e defilato ma comunque presente, in mezzo agli altri.
Un paio d’alunni iniziano i temi scrivendo Cara prof Capecchi e a me scappa subito da sorridere, qualunque cosa ci sia scritta dentro.
Un’altra non parla mai. Ma proprio mai. Io la interrogo, la tengo lì vicina a me, le faccio delle domande; e lei zitta. Le dico di scegliere un argomento a piacere; e lei zitta. La strattono un po’ a parole, la blandisco, la carezzo, la sgrido, le scrivo, la guardo, la chiamo, le sorrido; e lei sempre zitta. Chissà che pensa. Chissà perché sta zitta. So che ha milioni di cose da dire. E aspetto.
Sicché insomma in classe io ci sto tanto bene. Nel cassetto della cattedra ho del cioccolato fondente da mangiare e offrire; nell’armadietto due matite piene di brillantini, che m’hanno regalato le bambine; nella borsa tutte le forbici che ho sequestrato. Io me le guardo e sono contenta.
19:42 Scritto da: capecchi in alunni e cattedre | Link permanente | Commenti (7) | Segnala | OKNOtizie |
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