20/01/2011

King

Il contrasto fra la superficie fredda dell’ottone e il suono caldo che esce dalla campana di un sassofono è roba che andrebbe messa fuori legge. Troppo pericolosa. L’odore di fiato robusto, ferro, saliva, ruggine. Di fumo anche senza fumare. [...].

(CONTINUA sul Blog di "Grazia")

19:19 Scritto da: capecchi in amuleti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

19/01/2011

Gennaio

Odio gennaio, di solito.
Questo mese muto, fatto di rimasugli di festa e spumanti avanzati da qualche parte. Non mi piace l’aria che si respira, ovattata e stantìa. Come quando hai il naso tappato e in testa ti sciagatta un sasso che fa tump – tump – tutùmp [...].

(CONTINUA sul Blog di "Grazia")

16:04 Scritto da: capecchi in io | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

18/01/2011

Susy

Se ne sta lì e mi guarda, scarabocchiando qualcosa con un pennarello color oro, quasi del tutto scivolata sotto il banco, ostile. Se ne sta lì e mi guarda di sotto in su, imprevedibile cagna selvatica che scruta per strada un passante da cui teme e desidera calci. Io allora m’arrabbio e urlo, ma tanto a lei che importa [...].

(CONTINUA sul Blog di "Grazia", dove scriverò per questa settimana)

16:41 Scritto da: capecchi in alunni e cattedre | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

17/01/2011

Infermità mentale

È da venerdì che pensavo cosa mettermi; se indossare le scarpe col tacco che tanto avevano spaventato gli alunni un paio d’anni fa; quali parole dire e con quale faccia entrare in classe. Ci pensavo da quando la collega mi aveva telefonato all’ora di cena per dirmi cosa era successo la mattina. Avendo il giorno libero, io non ero a scuola, e non essendo io a scuola, loro avevano pensato bene di combinarla grossa. Sicché la vena del collo ha cominciato a pulsarmi forte, m’è venuto un nervo di quelli memorabili e la voglia di ammazzarli, uno a uno, con le mie mani. Aspettavo dunque oggi con ansia. L’avrei rivisti tutti e avrei camminato attraverso l’aula facendo battere i tacchi in modo lugubre. Inarcando il sopracciglio sinistro in quel modo brutto e perforandoli con gli occhi. Così ho fatto. Mi ero pure dipinta le unghie di uno splendente Dior rosso sangue: a volte, in aula, scenografia e costumi sono tutto. La mattinata si è svolta dunque fra silenzi spaventosi e urla trattenute (ché avevo promesso di controllarmi); sguardi impauriti e lacrime zitte, nascoste veloci dietro fazzoletti di carta. Si sono accumulati sulla cattedra pugni, dita che tamburellano e temi pieni di paure, scuse e racconti. Ma il momento più bello, quello proprio insuperabile, è stato quello in cui uno degli alunni ha dichiarato che quella famosa mattina, prima di entrare a scuola, era caduto e aveva battuto la testa. Dopo il colpo, si era rialzato senza ricordarsi di essere caduto. Si sentiva anzi più allegro del solito, ci vedeva doppio, sembrava un drogato. Così, confuso e fuori di sé, si era effettivamente macchiato del reato di cui era accusato. Dopo, messo dalla professoressa di fronte alla realtà, era infine ritornato in sé, incredulo e disperato per ciò che aveva compiuto. Ebbene, io un alunno che si appella alla momentanea infermità mentale per ottenere uno sconto della pena non l’avevo mai incontrato. Quasi quasi faccio finta di cascarci.

18:18 Scritto da: capecchi in alunni e cattedre | Link permanente | Commenti (6) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Tutti gli articoli