Johnny O’Neal, uomo di swing e sporche romanticherie

Avrei voluto stare solo lì, ieri sera. A sorridere tutto il tempo e ogni tanto sospirare e poi anche ridere. Suonava Johnny O’Neal, alla Cantina Bentivoglio, e io lo sapevo che bisognava andare, lo sapevo. L’ha detto anche il proprietario, quando m’ha visto: “Se c’è la Capecchi vuol dire che è un bel concerto”. E allora. Io lo sapevo che … Continua a leggere

Gary Burton: un quartetto divertito, coinvolgente, affiatato

Sono andata al concerto di Gary Burton come una che va a una festa di cui è poco convinta. Sono tornata a casa pensando che la festa era stata troppo breve; che insomma, allora, oh, voglio restare ancora, perché è tutto finito? Il fatto è che il quartetto mi ha conquistata. Non me l’aspettavo, così. Davvero no. Prima dell’inizio guardavo … Continua a leggere

Rava new quintet: un viaggio travolgente, lirico, moderno

I cinque sono in grande forma, stasera. Attaccano con energia e decisione di fronte al pubblico folto del teatro delle Celebrazioni. Tirano dritto snocciolando note e allungando assoli. E’ un treno che viaggia veloce, compatto, senza fermarsi. Ma non si fa in tempo a schiacciarsi sulle poltrone per reggere l’urto della musica che la velocità diminuisce e l’atmosfera si rarefà. … Continua a leggere

L’ottantesimo compleanno di un gigante del jazz: Sonny Rollins a Bologna

Il teatro è pieno dappertutto e finalmente da dietro le quinte sbuca la luce bianca dei suoi capelli. Sono tutti una raggiera, una nuvola, una vela gonfia. Splendono. Lui appare claudicante nel buio, cammina piano, procede ricurvo. Indossa occhiali scuri e quella camicia rossa di seta, tutta larga e ventosa, che ultimamente porta sempre sul palco. Al collo, il sassofono … Continua a leggere

Mississippi, canzonette e il blues robusto del sud

Indossa una giacca di velluto verde sottobosco con disegni fantasia, incede piano sul palco e ha i capelli tipo bruma autunnale. Poi suona ed è tutto un Mississippi. Quando Allen Toussaint canta ha una voce calda e piena, senza arrochiture cattive o graffi da bestia in gabbia. Ha una voce come la sua giacca: fuori dal tempo, portata alla tranquillità. … Continua a leggere

Riascolto Bruce Springsteen

Da ieri notte riascolto Bruce Springsteen. E vado indietro nel tempo e più in là nello spazio. E’ tutto un posto dove si sta chiusi nella cameretta coi poster attaccati alle pareti, si pensano panorami sconosciuti e jeans consumati in punti che non si può dire. Sicché insomma ascolto Bruce Springsteen e cammino e c’è questo freddo acre, puntuto, che … Continua a leggere

Casini e Girotto al Pinocchio: il Brasile e l’Argentina

  Il Pinocchio è il mio primo sax. Perché io ho cominciato ad andarci che avevo iniziato a suonare da poco e allora tutti i musicisti erano maghi e i sassofonisti che stavano sotto i riflettori si aggiravano all’incirca dalle parti degli dei. E’ lì che ho ascoltato tante volte Bollani, imparato a riconoscerne la follia giocosa, i riccioli spettinati … Continua a leggere

Note da Perugia. 2 / Gianluca Petrella Cosmic Band: esplosione, sberleffo, calore.

  A me Gianluca Petrella è sempre sembrato uno caduto giù dallo spazio. Una specie di marziano. Un tipo lungo, dinoccolato, con l’occhio allagato di nero; e zitto. O almeno a me rimandava l’immagine di uno zitto. Perché io l’ho sempre sentito suonare il trombone, mica parlare. E me lo figuravo pensoso, nascosto sotto la sua rudezza timida, capitato lì … Continua a leggere

Note da Perugia. 1/ Gabriele Mirabassi e il dialetto carioca

  Il teatro Morlacchi alle cinque di pomeriggio è perfetto. Ti rifugi lì dal sole, inspiri il velluto rosso delle poltrone, fingi una notte che ancora deve venire. Sul palco ci sono tre sedie vuote e tutti i fotografi impazzano là sotto perché guarda che incredibile luce batte lassù, aspetta ne faccio un’altra. Poi arriva Gabriele Mirabassi e suona. No, … Continua a leggere