26/02/2009
Allora basta
L’umore è tetro. E non riesco, davvero, a scrollarmi di dosso questo senso di rabbia e delusione feroce. Io son scema, e questo può anche andar bene. Ma una scema dovrebbe almeno lasciarsi scivolare le cose un po’ più addosso. Invece no. Io non sono una capace di non aspettarsi niente dagli altri. Non ho neppure il fisico, attrezzato all’indifferenza. Io dagli altri mi aspetto molto: e credo che questo sia una forma di rispetto, per il prossimo, non un modo esigente di rapportarsi a chi mi circonda. Chi mi circonda merita che io chieda e voglia e mi aspetti. Però sbaglio. Ogni volta. Ogni volta mi si fodera il cuore di uno strato vischioso di delusione in più. Devo smetterla di pensare che esistono molte persone buone, degne, attente. Devo smetterla di regalarmi così, sorrisi, gonne, capelli, pensieri sciolti agli altri. Quando gli altri se ne fregano. E anzi va pure bene se ti sorridono distratti o rispondono buongiorno al tuo buongiorno. Sono stufa di persone che scivolano lungo i muri della vita, che sguisciano via, che ti si sfilano di tra le mani inconsistenti. Sono stufa. Almeno riuscissi a non sentirmi ferita. Allora basta, fine, chiuso. Voglio fuggire dalla massa decerebrata, dal pattume morale, dal limbo offensivo della non scelta. Voglio chiudermi per una vita intera dentro la mia classe, con i miei ragazzi e le persone che davvero mi vogliono bene. E stare lì, al sicuro, piena di scrittura, parola, risate, amore e insegnamenti dolorosi se servono. Voglio purezza, candore e passione. Interesse alle cose, attenzione ai sentimenti, ricerca di verità; una verità semplice, piccola, onesta. Come quella di un bambino.
Tutto il resto, affanculo.
17:02 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (11) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
18/02/2008
Marionetta
Sono, nell’ordine, stanca, scoraggiata, sfiduciata.
Tipo una marionetta di quelle che si muovono infilando le mani dentro; ma senza alcuna mano dentro.
Afflosciata.
Carte, richieste, letterine formali di autorizzazione, fogli su fogli inutili da compilare, sguardi supplici da provare, voci pacate che difficilmente trovo, in me, e paroline burrose che scivolino e ammorbidiscano.
Sonno.
Cibo in eccesso. Senza alcun senso.
Parecchie persone che trovo sciocche; e garrule. Meritorie di niente più che due ceffoni sonori nel viso; e via e andare, a molte centinaia di chilometri lontano, in modo definitivo.
Oggi mi sono guardata in parecchi specchi. Sempre all’improvviso, è successo. Che ho alzato lo sguardo ed eccomi. Ma mica ho riconosciuto la mia faccia. Avevo gli occhi cerchiati, mi pareva d’essere grigia. Grigina, diciamo. Solcata dal tempo, dalle cose, dalle vite altrui.
Che poi finisce che il troppo pieno ti svuota.
E la sera pare inaffrontabile, con ancora scritti da scrivere e vestiti da preparare.
Dunque chiudere tutto, se mi riesce.
22:09 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (8) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
14/02/2008
Irragionevole
Oggi quasi perdo un occhio. La lente a contatto mi si era accartocciata così tanto che sfregava sulla pupilla e alle lacrime di rabbia e sgomento si aggiungevano pure quelle.
Son cose che non si fanno, eh, lo so. Alzare la voce, sbattere porte, picchiare forte i tacchi sul pavimento liscio e poi uscire livida, nell’aria fresca, bella, lucida del mattino. Respirare forte e appoggiarsi a un muretto e stare lì, incredula.
Sono un’adulta irragionevole, sono un essere umano inadempiente. Mi si dice che io abbia delle fobie – incredibile. Per gli atti burocratici – ma pensa.
Ma il fatto è.
Che.
Odio chi ruba l’aria al prossimo infettandola di inutilità; di sguardi ottusi; di parole evitabili.
Odio chi non sa guardarti.
Odio la grettezza interiore ed esteriore, così come, pure, la bieca rigidità delle forme.
Odio la superficialità cattiva, non quella leggera e buffa, non il trasvolare sulle cose, ché quello invece lo amo; no, odio il trapassare le facce e le parole e la sostanza degli altri così, senza accorgersi di nulla.
Odio chi non vede attraverso i propri occhi bovini e acquosi, fissandoti come inebetito per quello strappo di vita che improvvisamente gli si solleva davanti.
Che poi non è neppure vero che odio, le cose così. Piuttosto ne resto stupidamente ferita. Piuttosto permetto che mi tocchino, che mi facciano stare male.
Mentre dovrei.
Sputarci sopra.
E ridere ridere ridere.
19:20 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (12) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
19/10/2007
Rumore secco
Umore cupo, burrascoso, selvatico. Cartoccio buttato da una parte. Ma io alzo il volume, digito con furia sulla tastiera e m’ascolto i Bad plus. Di solito mi fanno salire l’ansia. Di solito questo vibrare degli oggetti sulla scrivania – il solvente per unghie il bicchiere con l’acqua dentro il disco di Luca Flores appoggiato alla cassa una molletta per capelli penne due smalti un contenitore di graffette metalliche libri un lucidalabbra - mi è intollerabile. Di solito i Bad Plus no. Ma stasera s’intonano perfetti al rumore secco della porta che sbatte.
Poi più tardi andrò a letto torva, piangiucchiando, pentendomi di me. Nel buio della casa che dorme - lei - placida.
22:00 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (6) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
10/08/2007
Briciole
In fondo era anche bello andarsene e lasciare briciole di pane dietro di sé. Canzoni, letture, molte parole. Tutto quel catasto di inutili canzoncine prima di partire per l’Umbria, ad esempio, pareva suggestivo, lì per lì. Sembrava di aver fatto chissà che. Invece siccome nessuno se n’è accorto, si è capito che era un’idiozia – se si toglie l’aver scoperto la passione della Stefania per Cannonbal Adderley, va bene. Però. Partire adesso senza lasciar nulla a nessuno che si parte a fare? Partire quando non rimane proprio anima viva e la città è già deserta e non puoi salutare un cane, mi chiedo, a che serve? Comunque. Si (ri)parte. Con una coscienza lavorativa sporca e inaffrontabile; fetida. Con la sola voglia di smettere per una volta di tenere tutto quanto insieme e di sparigliare le carte e di essere sinceri e dire: a me di questo deficientissimo libro non me ne può fregare di meno. Anzi, mi fa schifo. Anzi, lo odio. E ora lo brucio. Io avevo un altro libro, per le mani, parlava di Vermont e amici. Però mi aspetta da mesi fermo. E mi manca. Come tutto quello che sa di Vermont e di estati lunghissime – quelle – che non finivano mai e se ne chiudeva una e se n’apriva un’altra mentre uscivi e entravi da un paio di vite tue. Uff. Si (ri)parte. Lavoro non fatto. Tempo perso. Mancanze assolute. Bologna non goduta come meriterebbe.
State bene, chè forse vi riesce d’acchiappare ancora un pezzo d’estate.
(E per chi se lo chiedesse, sì, le formiche ci sono ancora, ma un po’ meno)
01:54 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (6) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
08/08/2007
Formiche
Corrono lungo il battiscopa, le maledette, e io non riesco a individuarne la tana. Le odio. Ne sono schiava, le spio e studio i loro spostamenti. Le uccido con piacere e senza ripensamento. Ne schiaccio a decine, durante il giorno; le avveleno con sostanze tossiche per cui poi dobbiamo aprire le finestre e uscire tutti; ne trovo i cadaveri e li spazzo via compiaciuta. Ma infine qualcuna rispunta sempre.
Sì, ho le formiche in casa e queste incombenze concrete mi sembrano così significative, in certi momenti, da divenire totalizzanti; specie quando la Stefania dice: “ Lo schiaccerei volentieri insieme a una manciata delle tue formiche”. Oh, sì. Se fa come loro, tanto, non dovrebbe emettere né un grido d’aiuto né uno sguisc. Dunque avanza pure col tuo piedino trentasei e affonda il colpo. Secco.
00:20 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (8) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
16/06/2007
Dilacerandomi
Sciabordano insieme incredibili gioie e amarezze assolute; rabbie che a stento gestisco – ma invece devo devo devo. Il senso di fallimento battaglia con quello profondo di bene e soddisfazione. A una cena di terza solare, serena, piena di fotografie e risate, piena di regali e fiori posati sul tavolo per accoglierti, fanno seguito mattinate di altre terze orribili, spente, stentate: esami orali come non pensavo potessero esistere. Tutti si siedono e dicono subito “Storia”. Tutti si siedono e partono guardandomi dritto in faccia. Dopo, il nulla. Il precipite sbriciolarsi di obiettivi, programmi, certezze. Spalancano gli occhi e annaspano. Boccheggiano. Non sanno più che dire. Una sola volta ho sentito Leopardi (spiegato da Dio ma solo perché a parlare era il grandissimo Leo, che per altro mi ha fatto venire i brividi mentre illustrava Turner); un’altra Manzoni (stentatamente e tutto suggerito tra i denti dalla sottoscritta); un’altra Malpelo, che amo e mi angoscia e invece è uscito come uno che lavora in miniera (cava di rena, cava di rena, diamine!) e picchia l’amico Ranocchio ma non è che si sappia tanto bene perché. Il mio Malpelo, il mio Ranocchio. Quei due lì. Ecco. Io non voglio più stare in una classe e insegnare solo storia. Io odio insegnare solo storia. Perché poi finisce che all’esame nessuno sa dire nulla, e si parla del CPM di Lampedusa che chi diavolo se ne frega del CPM di Lampedusa a italiano, quando Montale ha scritto versi meravigliosi, e quando ci sarebbe da leggere “Taci, sulle soglie del bosco non odo parole che dici umane”. Quando Pascoli e il Chiù dell’Assiuolo questo sconosciuto, quando il frizzo giocoso di Palazzeschi chi? e quando le maschere di Pirandello invece di essere letteratura mi circondano, da tutte le parti, sistemate lì in fila, in ghigni stravolti da noia o disagio o generiche lamentale per l’ora che si fa tarda. Pensare che invece per me, alla cena di classe della sera prima, ci sono Tutte le poesie di Sandro Penna e io scarto impaziente come una bambina, lo scopro e mi scaravento sull’alunno timido e gentile che me l’ha regalato e ha scritto pure una lunga dedica sulla prima pagina. Questo mentre intorno, tutto intorno, dietro, di lato, davanti, accalcati, scomposti, imbarazzati o dolci mi circondano degli esseri a cui voglio bene e che mi riempiono così tanto di loro che dovrei accontentarmi e farmi bastare quel pieno. Ma siccome sono avida e non mi basta proprio nulla, stamani ne vorrei ancora, di quel senso rotondo di completezza, invece resto come una deficiente quando scorrono uno dopo l’altro ragazzi eccezionali che si meriterebbero di brillare ma nulla, non brillano, ad eccezione naturalmente del solito Leo, che è talmente oltre e fuori da che potrebbe avere avuto in classe me, il papa o il primo imbecille che passa e avrebbe comunque spezzato le ossa a tutti quanti.
Sciabordano insieme un sacco di cose. E forse sarò ripetitiva o noiosa ma chi se n’importa, qui c’è mio e parlo io: questa fine d’anno è davvero logorante, mischia troppe cose e confonde tutto quanto. Dilacerandomi lo sterno a furia di affetti diversi che non riesco, tutti in egual misura, a difendere e proteggere. Raramente, come oggi alle due nella camminata solitaria da scuola a casa, mi sono sentita più sola e vuota di così. Però sul comodino ho un piccolo e grasso gnomo portafortuna, oltre a un geco rosa di vetro trasparente.
17:29 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (9) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
12/06/2007
Altro?
Funi d’acqua, la bimba sfracellata che proprio adesso fa l’esame a casa, temi fumosi e colleghi discutibili. Altro? Oh, sì. La grammatica che non avanza, nessuna musica e nessuna idea di ascolto. Sì, sì, la giornata è umpf. Sì, sì, mi sto lamentando. Ma com’è che avrei solo voglia, invece, di indossare vestiti leggeri e andare a cena fuori in uno di quei posti un po’ alla buona ma sistemati sotto un bel pergolato fiorito, con una sera calda e appena ventosa intorno? Uno di quei posti che esistono dappertutto ma che si lasciano scovare a fatica, solo se hai voglia e tempo di cercarli; oppure la fortuna di cascarci dentro.
Intanto il cielo sopra il Sacro Cuore è diviso a metà, bianco accecante, sotto; grigio piombo, sopra. Una perfetta rifrazione di me.
16:23 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
23/11/2004
Sangue freddo
La vide uscire da un alto e scuro portone, la sera ventosa di novembre di traverso ai capelli. Quella mattina non era sembrata una mattina particolarmente crudele. Anzi, i soliti profili degli ignoti alberi erano lì, a posto, sereni, morbidi, gonfi come sempre. Poi però ripensò a lei. Quel suo dinoccolarsi mentre camminava e quella voce insopportabile e la presunzione di sapere come fosse fatta la sua animuccia. Ma soprattutto la sua totale e irrecuperabile ineleganza. Quella inaccettabile assenza di femminilità. Quel suo porgersi come una specie di sagoma di simpatia e affabilità. Ripensò alla sua crassa inabilità di essere fine o schietta per davvero e non solo di facciata. Ripercorse certe sue piccole meschinità da retrobottega. Ripensò lo sguardo tutto sommato piuttosto privo di grandi sfaccettature. Rivangò con uggia la sua ignoranza nascosta. Questo era sufficiente, bastava. Così la sera l'aspettò. La vide uscire da quel portone - e novembre e il vento e il grigio. Le si piazzò davanti, sbucando fuori come dalla sua stessa sgradevole risata. Estrasse la pistola e sparò. A sangue freddo. In piena fronte. Senza lasciarle nemmeno il tempo di rantolare. Vederla cadere a terra di schianto. Girare le spalle e andarsene. Non voltarsi indietro a guardare quell'ingombrante rifiuto in più sull'asfalto ghiaccio.
16:50 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (10) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
27/12/2003
Pensieri cattivi sul Natale
Continuo a concepire pensieri cattivi sul Natale. Meglio: sulla gente a Natale. Sugli odiatori del Natale.
Mentre io m’accorgo che queste giornate che si gonfiano e s’afflosciano fra cibo, luci e volti l’uno via l’altro - oppure protetti da una coperta con nessuno in giro ma solo calore - hanno una bellezza che non starò qui a spiegare.
Il fatto poi è che ho visto (finalmente) Dogville; e i vicini di posto, dopo avermi sgranocchiato nell’orecchio destro con indecente strafottenza per una buona mezz’ora, hanno lasciato a fine spettacolo bicchieri di coca e di pop-corn per terra. Dunque, vi avverto: stasera giratemi al largo.
02:10 Scritto da: capecchi in mugugni e staffilate | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook












