02/07/2011

Mi fermo per poco


Non ci vengo spesso, a Pistoia. E quando ci vengo mi fermo per poco. Scalpito, mi agito, scappo via. Oppure mi chiudo in casa e sto solo sdraiata sul letto a leggere, tutto il tempo. In genere ci vengo durante le vacanze di Pasqua, in qualche fine settimana, magari in gita con le belve. Oppure d’estate, come ora, che ci son da festeggiare quattro compleanni. Non importa che alcuni siano già passati da molti mesi; noi ci vediamo lo stesso, ci compriamo un regalo per uno e li festeggiamo tutti in una volta. Stavolta ci siamo rintanate in un piccolo chiostro pieno di piante e vecchio blues pistoiese, di quello che si sentiva una volta in posti come il Risidò. Poi abbiamo dato fuoco al sacchetto del pane e abbiamo ricordato tutte le persone che fanno finta d’averci dimenticato. La Sala più tardi era un grumo di animali stolidi col bicchiere in mano. Gazzelle secche, pappagalli colorati che ciondolavano le teste, sorrisi tirati e pelle lucida. Era caldo, era tutto compatto eppure slabbrato. Erano tutti . La testa mi sciaguattava senza tregua: forse il prosecco, forse lo sherry, ma soprattutto il disagio pungente che qualcuno (non) mi riconoscesse. Volevo solo andarmene e sedermi a un altro tavolo, con un altro bicchiere e le mie tre amiche. Volevo fare come ho fatto il giorno dopo, che son venute qui a casa di mattina: le bambine a inseguire i gatti e la tartaruga, noi a provare scarpe e vestiti, regalando a una le zeppe rosse di quelle camminate a Middlebury, a un’altra l’abito color prugna che avevo una volta in valigia ma non ho mai messo. Ieri sera avevo poi un incontro importante. Son tornata sulla Sala arrampicandomi sui miei tacchi con la palla fumé sopra. E per fortuna si respirava, non c’erano branchi ammaestrati in giro ma spazio e tavolini dove sedersi. Lei si è stagliata contro via Stracceria tutta vestita di nero ma lucente, con una macchina fotografica a tracolla e una bambina tutta rosa accanto. Non c’è stato un momento, mentre si mangiava salame del Trentino e un Muller Thurgau che non volevamo, in cui non mi sia sentita felice di dov’ero e come. Mi veniva sempre da ridere, da abbracciare, da ascoltare. Mi veniva da pensare che sì, quella è proprio una voce da cantante. Vagamente arrochita, modulata sui toni bassi, avvolgente. Rotonda come gli orecchini-sole che portava. La bambina saltava, giocava, sorrideva e parlava al telefono in un inglese soffiato e dolce. Noi si discorreva di Londra, vecchie professoresse, uomini e fotografie. Alla fine mi son rimaste tre cose da chiedere alla donna dagli orecchini-sole: la prima terna di vini memorabili; il nome di quel gruppo per cui ha preso un giorno di ferie; rivederla presto.

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20/05/2007

Ovunque e comunque


Che il matrimonio dell’Annarosa sarebbe stato un evento di portata eccezionale lo si sapeva da tempo. Ma piangere così appena entrava in chiesa, e lacrimarle in faccia di rimando a lei che lacrimava sporcandosi tutta di trucco mentre Stefano le stringeva forte la mano e sorrideva, io proprio non me l’aspettavo.
Era un meraviglioso pomeriggio di sole pistoiese e di scarpe argento nuove, che rilucevano nel sole abbagliando chiunque le guardasse. Il vestito di seta a piccole fantasie blu si è rivelato perfetto, soprattutto abbinato alla gonna pantalone grigia della Nina, in pennellini con tre capelli ciascuno e maglietta a righe bianche e grigie.
La pancia di cinque mesi della Simona, la mia mamma che correva incontro alla gente, la Depa portata dal vento e odiosa come il solito, l’homo novus Giovanni che veniva fotografato di nascosto e, soprattutto, il fotografo al nostro tavolo che era quello da cui abbiamo portato a sviluppare le foto nei complicati nostri trascorsi tradoadolescenziali, beh, tutto questo dava il senso rassicurante del tempo che scorre ma non scorre. Un tempo che puoi prendere e fermare in un’immagine memorabile. Senza che ti scappi di mano come sempre fa.
Il gusto dolce e agro di memoria ritrovata si è mantenuto intatto fra i denti per tutta la serata e l’unico rammarico è stato non leggere quella cosa sulla casa di campagna dove si giocava da piccine e dove si è fatto, mangiato, detto di tutto. Quella casa isolata dal mondo, alta, enorme e fresca,  che sembrava perduta e invece poi hanno preso, sistemato, ridipinto e adesso è pronta per altri bambini e altre domeniche d’agosto.
Accade così, in un matrimonio. Che insomma alla fine scopri che ci sono queste amicizie. Quelle lì che non fanno più parte della tua vita attuale, perché intanto si è cambiati, diventati diversi, a tratti inconciliabili l’uno con l’altro, fin quasi sconosciuti, diremmo. Quelle amicizie lontane nel tempo, che sembra non ci siano più, puf, sparite. Quelle che hai perso mentre ti davi da fare ad essere molto lontana da come pensavi di essere – da come loro pensano tu sia. Ecco, quelle amicizie che ritrovi un giorno e invece ti accorgi che non se ne sono mai andate, che se ne stanno lì, in fondo in fondo, chiuse dentro, a fare insieme bene e male, a dirti che resteranno per sempre, abbarbicate in qualche anfratto del tuo corpo mutato, ovunque e comunque.

20:47 Scritto da: capecchi in Pistoia Pistoia | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

29/09/2006

Giri su me stessa

Quando non guido, mi scordo quanto mi piace farlo. Se sono a Pistoia e il settembre è estivo, poi,  è ancora meglio. Dalla radio canta Paolo Nutini e il viale alberato è come lo ricordo: lungo e quieto, di notte. Faccio infiniti giri su me stessa: la prima scuola in cui insegnavo, Barella e le sue schiacciatine, gelaterie, vecchi alunni che stanno per iscriversi a medicina epperò mi parlano come cinque anni prima, gli occhi neri e lucenti e buoni. E' una bella serata di una volta. In un impeto sciocco, penso che potrei anche telefonare o farmi trovare sotto casa di qualche vecchio amico che non vedo più ma penso sempre. Poi non lo faccio, ma guido verso Capostrada, salgo a fatica la scale delle casa rinnovata di viola e verde mela, mi siedo e guardo alla tv un'incomprensibile Parigi. "Hai nutrito il tuo felino?", chiedo. "No, ma ora vado".  

08:45 Scritto da: capecchi in Pistoia Pistoia | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

09/09/2004

Un mondo notturno e stellato, fra gli olivi

Dopo aver lasciato la Stefania al cinema, in una Pistoia insolitamente piena di gente, ho guidato verso casa, sgommando e andando scattosa di frizione cambio acceleratore, come abitudine. A me è sempre piaciuto guidare di notte per le vie della città, con la radio accesa, da sola. A Bologna non lo faccio mai; e mi manca. Quando vivevo a Pistoia lo facevo spesso, soprattutto per le vie che passano nella campagna vicino a casa mia. Così stasera ho preso a destra per via Monte Sabotino e l’ho percorsa nel buio e nel ricordo di passate lucciole, curvando come sopra riccioli di burro e abbagliando a sprazzi. Amo quelle strade - alberi e curve, chiese, qualcuno che passa solo di rado. Le ho sempre percorse quando volevo pensare o era successo qualcosa d’importante. O anche solo così, per ascoltare della musica e pensare a pensieri di niente. Quando non avevo voglia di tornare a casa e la notte necessitava d’una dilazione. Quelle strade e quei piccoli piazzali sterrati a ridosso della città mi hanno sempre dato il senso di appartenenza alla mia città e a casa mia. Erano lì quando preparavo l’esame di stato - motorino, pomeriggio, luglio, cicale, Catullo - e quando traccheggiavo con Saverio - siamo amici, ma no, ma sì, però, forse, fermiamoci - e anche quando volevo far vedere i fuochi d’artificio nel cielo sopra il campanile ad Ale. Così era bello, stasera, ripassare di lì dopo tanto, tenere il finestrino aperto e sentire l’aria che fra quel verde e quel buio diventa più fredda. Gli abbaglianti aprivano di fronte alla macchina un mondo di olivi e olivi e olivi, che stavano immobili e quieti - ma vivi - mentre passavo. Era tutto un mondo notturno e stellato che conoscevo, un fiato fresco sulla guancia, un rassicurante incrociarsi di prospettive note. Come le lucine del cimitero di Candeglia e la chiesa e lo sbarbaglio della città, poco lontano, in fondo; la breve discesa lungo il muro - Paolo affacciato che indica col braccio la macchinina grigia che sale. Dopodiché quella strada finisce e si sbuca giù. Poche centinaia di metri e c’è casa mia. Sono rimasta ferma a guardarla, stasera, per molto tempo. In macchina, col finestrino aperto, a testa in su. Persiane verdi e la fermata dell’autobus accanto al cancello grigio.

00:20 Scritto da: capecchi in Pistoia Pistoia | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

12/01/2004

Quando ascoltavo il blues

Come è possibile, mi chiedo, precipitare di dieci anni indietro in un solo spicchio di sabato sera? Succede, succede. Se in ritardo sul ritardo ti precipiti al cinema per vedere Lost in translation e non ci sono più posti e finisce che poi ti viene in mente di andare a vedere quel nuovo posto, il Blue inn cafè, stessa gestione Cantina Bentivoglio. Però: alla Cantina si suona il jazz, al Blue inn si suona il blues. E dire che ero fuggita, dalla città del blues. Fatto sta che di colpo, varcata la soglia, mi ritrovo al Risidò di Pistoia, una decina d’anni fa, insieme alla Simona, quando andavano le gonne più corte di adesso e io non avevo ancora iniziato a suonare il sassofono e pensavo che Sitting on the dock of the bay del vecchio Otis fosse il massimo che potevo aspettarmi da una serata musicale. Era quando ci andavo così spesso che alla fine conoscevo tutti, là dentro; e mi piaceva, perché non c’erano i fighetti pistoiesi ma quelli che credevo dei ruvidi musicisti o aspiranti tali - ragazzotti con gli occhiali da Blues Brothers e canzoni tutte uguali nell’armonica. Quei posti piazzati in brutti palazzoni di cemento, con interni orribili perché tanto chi li guarda: una va lì e aspetta che qualcuno suoni Sweet home Chicago o roba del genere - mentre la Simona dà relazione a individui altamente poco raccomandabili, tipo vecchi sindacalisti cenciosi che mi scambiano per una specie di pasionaria comunista da barricate solo perché porto un cappellino di lana o batteristi belli e sudati che vivono in qualche casa comune della campagna fiorentina, mangiandosi gli istrici che investono con la macchina. Insomma è un effettaccio, entrare al Blues inn e scoprire che tutto è ancora fermo a dieci anni prima. Potresti individuare fra le tipe al tavolino anche due come te e lei; e la stessa gente che di sabato sta lì ma non dovrebbe starci infatti voi snobbavate il sabato perché non era da musicisti veri - eh, che poi chissà voi due che ne sapevate. Già, il posto sembra proprio lo stesso. Ti appoggi un secondo al banco - molto più sciupata di allora eppure non sai come molto più bella - e The dock of the bay attacca per davvero, ché quasi ti vien voglia di fischiarla ma ti trattieni, per una vecchia storia di sfortuna che t’avevano raccontato. In giro, le stesse facce e gli stessi maglioni. Gli stessi musicisti che suonano. Un’aria uguale precisa identica che avresti potuto ritagliarla allora, mettertela in tasca e liberarla adesso, lì, sul palco. Per esempio l’aria di quella volta in cui volesti portare al Risidò il tuo maestro-amico di sax e lui rimase turbato a sentir suonare quella roba che trovava inascoltabile e tu capisti d’improvviso che il blues era proprio morto stecchito finito da millenni e che l’avresti lasciato per sempre, una volta girato l’angolo, senza eccessivi rimpianti. Così è stato. Fa-Fa-Fa-Fa-Fa.

17:55 Scritto da: capecchi in Pistoia Pistoia | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

23/09/2003

Un c'è verso

Leggo solo ora da Vic la riflessione sulla toscanità perduta di quei due. Era stato anche un mio pensiero, in effetti, mentre li ascoltavo parlare alla radio.
Io, invece, un riesco a perderla, la toscanità. Chi càpita per caso ad ascoltarmi, un c’è verso che si sbagli. Quando mi presentano qualcuno, nell'attimo immediatamente successivo alla stretta di mano, la frase che potete scommettere mi diranno è: "Ah, sei toscana!". Questo provoca nella sottoscritta, a seconda del tono di voce e dello sguardo di chi me lo dice, decisa goduria o acuta irritazione.

17:30 Scritto da: capecchi in Pistoia Pistoia | Link permanente | Commenti (8) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook