Sessismo musicale

Una riflessione. Perché ho l’impressione che alle donne interessi meno la musica di quanto non interessi agli uomini? Per interessare intendo non metterla in sottofondo o comprare un disco ogni tanto o ascoltare la radio o “come mi piace Carmen Consoli” (che per altro è brava davvero, per carità). No, l’interesse è un’altra cosa. Sintetizzo cosa intendo per “interesse” in un decalogo: 1. Spendere gran parte del proprio stipendio per comprare dischi. 2. Cercare sempre notizie su concerti da vedere. 3. Spendere un’altra buona parte del proprio stipendio per andarli a vedere, i concerti trovati. 4. Essere capaci di parlare di un musicista per un’ora di seguito confrontando dischi ed esibizioni e pezzi preferiti e cosa piace di più del suo modo di suonare. 5. Passare non meno di mezz’ora in un negozio di dischi da quando uno è entrato. 6. Avere la smania di aumentare la propria personale discoteca. 7. Avere sempre l’impressione che nella propria personale discoteca manchi qualcosa. 8. Avere sempre l’impressione che devi sapere di più, documentarti, ascoltare. 9. Nascondere a fatica un malcelato disprezzo per chi la musica la vive come marginale alla propria esistenza. 10. Odiare chi dice: “Oh, a me la musica piace tutta”.
Se poi questa musica, a scendere nel dettaglio, è pure jazz, la forbice dell’interesse femminile mi pare assottigliarsi ancor di più. Dunque: è solo una mia impressione o è veramente così? Mi sbaglio? Sono stata sfortunata nelle mie conoscenze femminili? Ditemi, ditemi.

Sessismo musicaleultima modifica: 2003-07-25T10:40:00+02:00da capecchi
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26 pensieri su “Sessismo musicale

  1. Sembra che tu traduca l’interesse per qualcosa per forza in soldi. Chi più spende più è interessato? Ne sei così sicura? E poi cosa c’è di male nell’allargare la forbice dei propri gusti musicali a 360 gradi? Io ascolto il concerto di Kohln di Keith Jarrett nè più nè meno volentieri degli Steely Dan o di Carmen Consoli. Dipende dai momenti, dalle situazioni, dagli stati d’animo. (kreshatik)

  2. ciao. non ti conosco ma sei stata sfortunata, forse.
    io non sto tre ore nei negozi di dischi per non farmi del male, ma sono avida di concerti e di notizie musicali. l’anno scorso sono andata fino a Milano per sentire i Chemical Brothers e ho preso il treno delle 5 del mattino per tornare a Roma e lavorare il pomeriggio seguente.
    adesso mi preparo ad acchiappare beck a urbino.
    concordo solo per quanto riguarda il jazz, non é proprio il mio genere.
    ciao baci
    p.s.: sul mio desktop c’è Robbie Williams ma non lo ascolto, lo guardo e basta.

  3. credo sia veramente così come dici. con qualche eccezione: il povero cicci, per esempio, a dieci anni aveva letto tutti i classici russi, ma in materia di musica è davvero zero. prima di conoscermi, in macchina, aveva giusto l’ultimo cd di cher (lei è brava, ma quella roba latina era veramente inascoltabile) ed un classico dei velvet underground regalatogli da chissà chi e ancora incellophanato. c’era pure lina sastri, una raccolta, se non mi sbaglio. insomma, nemmeno io c’avrò chissà quale cultura musicale, però, almeno, da quando ci conosciamo ha imparato a comprarsi anche i dischi. che, ahimè, checché ne dicano i tuoi lettori, hanno un loro prezzo. la radio italiana, d’altra parte, di questi tempi trasmette giusto chiuahua. tranne qualche cosa di radiorai, varie località e, naturalmente, la grandissima radio radicale (solo requiem, un po’ esagerato). comunque ti devo presentare il vecchio dé. lui spazia dal jazz all’r & b, ma con la snobberie di un vecchio aristocratico secchione napoletano.

  4. Bel post, brava. E’ una cosa che avverto anch’io, non solo limitatamente all’ambito musicale visto che appartengo più alla stirpe dei cicci. In generale però mi sembra che siano più gli uomini ad avere interessi, passioni. Cose di cui discutere per ore. Riguardo al primo commento ti dirò che se capita – vedi appunto tal kreshatik – che qualcuno legge e non capisce, non è certo un tuo problema, non te la prendere. Anzi un invito: nei prossimi post perché non tratti di questa crescente fastidiosa attitudine della gente (generalizzazio ne voluta) a non capire un cazzo. Perché? Come mai? Lettura veloce (mal fatta), mancanza di scolarizzazione o semplice stupidità umana? O altro?. Mi piacerebbe conoscere la tua opinione. AR

  5. dice bene ar, a proposito della crescente attitudine della gente a fraintendere. troppi stimoli troppo veloci, forse. comunque sulla cosa degli uomini più passionali ed interessati ad alcunché, non sono del tutto d’accordo. probabile che era vero prima. ma adesso, specie in rete, mi capita sempre più spesso di condividere i miei interessi con donne, oppure con uomini, ma soprattutto omosessuali. politica e letteratura, arte contemporanea ed enologia, gastronomia e diritto, cinema, moda e quant’altro. ultimamente facevo caso proprio a questo. sarà che attraverso i blog si realizza un scrematura. ma forse con le mie amiche nel mondo reale c’è anche un certo pudore a parlare di dante e petrarca. o di easton ellis e eugenides. in genere si beve e si discute soprattutto di persone e situazioni. per mail o su un blog cambia tutto. con gaia, con francesca, con sara, ne abbiamo eccome di passioni di cui straparlare.

  6. AR e Robba hanno ragione insieme, entrambi. Perchè a tratti resto un po’ desolata dalle mie colleghe donne, dai dialoghi voglio dire – con i maschi c’è più da parlare (o anche da tacere, per ascoltarli). Però qui in giro per il web si hanno belle sorprese con tante donne: credo che ci sia una specie di scrematura, però. E credo anche che dal vivo ci sia quella specie di pudore di cui parla la robbina: più facile raccontarsi di chi si è visto e incontrato piuttosto che fare della critica letteraria. Anche perchè forse, dal vivo, risulterebbe un po’ retorica e noiosa. Bah, che ne so. (Gaia)

  7. dunque, ora non ce l’ho sottomano, ma il bvzn (buon vecchio zio nick, hornby naturalmente) dice qualcosa di simile in alta fedeltà, parlando di stanzette delle ragazze o dei ragazzi…a parte la citazione, in effetti la cosa è empiricamente riscontrabile ma teoricamente poco spiegabile, cosa dire? Quando ci penso (perchè ci ho già pensato, grazie al bvzn) me la cavo pensando che in fondo è perchè “si inizia” per “rimorchiare” , per “darsi un tono”, per “trovare una propria indentità” e per risolvere (o meglio alleviare) quei problemi adolescenziali di necessità di aggregazione/di stinzione tipicamente maschili (e che portano anche al calcio e al tifo in molti casi). Dopo un approccio di questo tipo scatta per molti una seconda fase, nella quale la musica ti conquista e non ti molla più. E quelli che sfuggono alla musica di solito sono catturati da altre manie “totalizzanti ” (calcio, motori, ehm, donne)…a questo punto le domande sono: questa teoria sta in piedi? i problemi/bisogn i adolescenziali femminili sono veramente così diversi da portare ad altro?
    Boh!
    Achille
    p.s. scusate il commento logorroico, ma oggi splinder è down è sto in crisi di astinenza

  8. Caro Achille, non ti preoccupare: scrivi scrivi che leggiamo e rispondiamo. La tua teoria forse è valida, non so. Di sicuro, le ragazzine s’avvicinano alla musica per due fondamentali motivi. 1) avere dei testi che ti permettano l’immedesimazi one e la ricopiatura di frasi sul diario. 2) avere una scusa per avvicinare ragazzi facendosi registrare cassette di artisti che per quanto te ne frega potrebbero pure morire. Dopo, in effetti, non so cosa accada. La faccenda è troppo lunga per risolverla qui. Mediterò. (Gaia)

  9. Commenti interessanti, devo dire che da sempre me lo chiedo anch’io, senza trovare risposte. Quel che è certo è che, per il 99% delle mie conoscenze, la regola vale: le donne di solito si fissano su qualche artista e se ne appassionano, ma hanno scarso (quasi nullo) interesse a scoprire nuova musica, a seguire legami e trame tra gli artisti, ad ascoltare dischi di cui un amico parla bene. Sono più statiche, meno curiose. Sono anni che spero di incontrare una ragazza che mi smentisca. Fatevi vive, se siete là fuori. [ink]

  10. Per ora gli uomini non mi smentiscono, vedo. Ma le donne, le donne che dicono? Dove sono? Che ascoltano? Perchè non si commuovono se ascoltano un assolo di Parker? Anzi: perchè non sanno neppure chi è, Parker? Comunque, per essere chiari, io confesso di non sapere un’emerita mazza di tutto ciò che non è jazz. No, lo dico perchè poi non mi facciate riferimenti a tutti quei gruppi dai nomi strani e dalle vocette stridule di cui spesso parlate. (Gaia)

  11. Questo pomeriggio di annichilimento cerebrale volge al termine, ma questo non c’entra.
    Ci chiediamo piuttosto quanto quel paio di donne che oggi si sono annichilite possano avere influenzato la tua opinione sul sessimo in musica.
    Sappi che abbiamo persino fatto qualche chilometro in macchina senza accendere lo stereo, e, se avessimo deciso di accenderlo, ci avremmo trovato una cassetta che rotola su se stessa da oltre un mese e della quale conosco a malapena un paio di titoli.
    Checcevofà!

  12. A mia discolpa posso solo dire di conoscere Charlie Parker. Di riflesso, però, come da luce di pianeta. Per il resto corrispondo in maniera perfetta all’identikit dell’individuo di sesso femminile analfabeta musicale. Possiedo in tutto 4 cd, ne ascolto 2. Adoro il cd portatile, utilissimo per superare momenti topici come il rifacimento del letto, oppure la stesa del bucato, o ancora eliminare i rumori molesti delle chiacchiere dei vicini in treno.

  13. Carissime anonime (seee, anonime: potrei dire nome, cognome, indirizzo e codice fiscale), sapete quanto vi voglio infinitamente bene. Però potreste anche comprare un disco ogni tanto, giusto per farmi piacere. E per una delle due: bada che avermi passato il tamburello sul palco in quella famosa unica esibizione dei Controtempo non ti esime dall’accultura rti un po’ di più in fatto di musica. Ci avevo anche provato, ricordi? Con una bella cassetta che si intitolava “Ear training”. Che fine ha fatto? La usi come fermacarte? (la vostra affezionatissim a Gaia)

  14. ma che dirti, gaia. forse la sfortunata sono io, una vita passata col dito prensile a scartabellare vinile, immolata sui technics 1200, a sognare interviste a rockstar impossibili, a collezionare autografi, a zingarare in lungo e in largo nella penisola pur di non perdermi quel concerto. poche eravamo all’epoca ma votate a una missione peggio delle suore del calvario. tuttavia la presenza femminile mi sembra sia cresciuta. la maggioranza delle radiofoniche sono ora fanciulle, alcune molto preparate e ferrate. e alcune scrivono, e altre bloggano, e non tutte aspirano a diventare groupie. segno dei tempi o tempo dei segni? saluti dalla linea gotica.

  15. Braind, hai ragione, dovrei lasciarmi andare di più, in fatto di musica. Ma è difficile fare un percorso a ritroso dal jazz a tutto quello che si è perso. Mi sto un po’ sforzando, ultimamente. Ma è come se studiassi una lezione in cui ero rimasta indietro. Perchè poi metto su del jazz e mi sembra di respirare. Però Justin Timberlake lo ascolto anch’io, ma tu non dirlo a nessuno. (Gaia)

  16. Gaia, Gaia,
    come mi hai fatto sentire male!
    Accidenti a te, è proprio così. Io sono.. non proprio una di quelle, ma quasi. Soffro di claustrofobia nei negozi di dischi ( e in quasi tutti gli altri, devo dire), non ricordo un titolo, una data, un’edizione. Non vado mai ai concerti, ma questa è un’altra storia, ci vogliono troppi soldi. E invece lui, lui sa tutto, ricorda, annota, legge, si interessa e fa bella figura in conversazione.
    Una cosa però, spero che mi farà perdonare. Non mi piace tutta la musica.
    Mi piace solo il jazz.

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