Spigolature / 5. Il giovane vecchio corpo di Kureishi

Subito una cosa. Tu compri il libro con copertina nera edito da Bompiani nel giugno 2003. Non lo apri. Non leggi né la quarta di copertina né l’indice né la prima pagina. Fuori c’è scritto Il corpo. Le pagine sono 335. Poi inizi a leggerlo, dalla pagina 7 dove comincia il capitolo I. Vai avanti; e insomma sei contenta perché il libro ti piace e stai andando di gran lena, hai rotto il fiato, sei intorno a pagina 200, ben oltre la metà, e ti pregusti e t’immagini che debba accadere ancora chissà che. Poi arrivi a pagina 204: il romanzo è finito. Da lì infatti iniziano sette racconti – ma tu prima non te n’eri accorta. Sei un’idiota, una stupida, una deficiente, ma non te n’eri accorta. Se tu avessi dato un’occhiata alla prima pagina avresti letto: Hanif Kureishi, Il corpo e sette racconti. Però ormai è fatta. E tu hai letto quelle 204 pagine pensando che ne mancassero 131. La tua lettura è stata completamente falsata. Infatti alla fine il romanzo non t’è piaciuto – anche se mentre lo leggevi ti piaceva. Ma dove sono le tue 131 pagine?

Adam è uno scrittore cinquantenne che ha la possibilità di cambiare il suo corpo con uno di un giovane trentenne bello e sano. Lo fa. Mica perché sia esattamente scontento della sua vita. Macché. Quando lo fa sceglie di farlo a tempo, per sei mesi, per poi ritornarsene indisturbato nel suo vecchio corpo. Ha una moglie che ama di un amore lungo e tenero, ha un figlio, un lavoro interessante ed è conosciuto, stimato, persino desiderato. Ma butta tutto e sceglie la gioventù – magari le cose non andranno proprio come credeva o magari sì. Intanto quello che adesso si chiama Leo si riprende il suo vigore sessuale e lo usa. Gira per l’Europa e riflette e scopicchia qua e là. Anche con la grassa insopportabile Patricia, ultrafemminista dispotica che gestisce un Centro spirituale per donne esaurite, in Grecia, e odora di tappeti orientali di poco prezzo. Il giovane vigoroso Leo incontra pure la moglie del vecchio Adam – che poi è la sua – e vede la sua casa come la casa di un altro – che però è lui. Ma, insomma, Pirandello e altri l’hanno scoperto prima di Kureishi: “fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete o tristi che sieno, per cui noi siamo noi, caro signor Pascal, non è possibile vivere”.
Il romanzo infine è da leggersi; perché emana un certo qual gelo – infatti è un’analisi lucida e spietata di sé, vissuta dentro al corpo di un altro uomo morto e non a caso ibernato. Non ti fa sentire a tuo agio. Ti senti “scomodo” – come direbbero i miei alunni americani sbagliando nella traduzione dall’inglese all’italiano. Eppure qui l’inesattezza lessicale ci starebbe tutta: perché è proprio l’idea di scomodità che prende sostanza in tutto il romanzo. Come uno che legge e intanto si divincola sulla sedia passando il dito indice dentro al colletto della camicia.
E poi, diamine, le 131 pagine mancanti. Che forse invece, a pensarci meglio, affacciarsi a quel buco di pagine è l’unico modo corretto per leggere il libro: arrivare alla fine e sentire che manca qualcosa. Adam è due uomini. Anzi, è mezzo. Anzi, è un uomo meno 131 pagine che non esistono. E si sente.

Spigolature / 5. Il giovane vecchio corpo di Kureishiultima modifica: 2003-09-18T12:10:00+02:00da capecchi
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