Stack!

Mentre alle 16.30 mi preparavo il caffè lungo nella speranza (vana) di allungare anche la giornata, è saltato tutto. Cioè è saltata la luce, stack!, un colpo secco e via. Il primo pensiero (con parolacce): 3.morf.aggettivo.doc, ucciso di sopra. Il secondo: risolvere il problema. Da lì è partito un ridicolo balletto.

Controlla se la luce sul pianerottolo c’è – e c’è – e allora bisogna che tu scenda – sì – pigia il pippo dell’ascensore – scendi con l’ascensore – accedi a quella specie di centralina che non sai cosa sia, dove stanno tutte quelle cose che non sai come si chiamino ma ci sono delle levette che se son su vuol dire che va tutto bene e se son giù è saltata la luce – ecco: son tutte su – allora ripigia il pippo dell’ascensore – risali – controlla un altro baracchino che c’è dietro i cappotti e per questo, di solito, ne ignori la funzione – trova le stesse levette di prima – tutte su ma la luce è morta – allora tirale giù e su un paio di volte – e alla fine, stack!, vedi?, tutto riparte – però ormai finisci di far uscire il caffè – stacca due quadrelli di Ritter fondente – torna su – aspetta che il computer faccia tutto il suo bravo rimestìo – controlla che non si sia perso niente – e ovviamente s’è perso – prova a ricominciare – intanto però ti telefona Claudio – martedì suona a Bologna – e allora chiacchiera e ridi – e poi prova a ripartire – ma telefona la signora Lucia – e insomma scrivi due righe – ma allora chiama la mamma – e insomma uffa sai che c’è, manda tutto affanculo, scendi giù, e ribeviti il caffè e ristaccati il Ritter, che tanto ormai la giornata era già finita dalle quattro e mezzo del pomeriggio, mentre tu intanto azionavi levette che per quanto ne sapevi avrebbero potuto far saltare in aria tutto il palazzo.

Stack!ultima modifica: 2003-10-31T19:25:13+01:00da capecchi
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3 pensieri su “Stack!

  1. Un black out per me è sempre fonte di nervosismo: se sei al pc, ti salta; se hai programmato il timer per il video ti salta tutto anche lì; non puoi consultare il televideo, insomma una gran rottura! Contempli quel tuo mondo fatto di macchine, di impulsi elettrici e senti di adorarlo più che mai e non potertene privare assolutamente. Puoi provare a leggere, ma mentre ti appresti a farlo, ti vengono in mente i miliardi di cose che potresti fare in quel momento col dono divino (o scientifico) della corrente elettrica. Ti vengono in mente come improcrastinabi li cose come azionare la lavatrice, la lavastoviglie, stirare, tutte azioni che attengono ad un campo semantico e meccanico normalmente relegate al momento delle conversazioni telefoniche col cordless, appunto per non sentirsi totalmente inutile nel farle. Ma, naturalmente, anche il cordless senza corrente è fuori uso. E ti chiedi come diavolo hanno fatto a sopravvivere fino ad un secolo fa esseri col tuo stesso codice genetico. Poi finalmente torna la corrente al piacevole suono di un video e di un fax che si riattivano. Lo dice una che ha conservato il foglio di stampa di riattivazione dell’ultimo consistente black out notturno. Il quadro centrale: è una presenza amica. Stefania

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