Quattro centimetri di neve

Continua a nevicare da quando ho messo piede giù dal treno. Ed è bellissimo, davvero; ma è anche terribile. Doloroso d’un dolore compatto e sordo – una specie di pietra che grava in modo continuo ma con pressioni diverse sullo sterno. Affacciarsi giù mentre la piazzola assume i contorni sperati non fa che amplificare lo sgomento. Vedi la neve che vede lei, la tua piccola dolce M.. Te la immagini, ah sì, c’è la neve, c’è il bianco, c’è lei, che è così: un piccolo puro bianco confetto di fanciullezza, ma ruvido. (E poi insomma ci sono andata a letto). Te la vedi triste e raggomitolata da qualche parte; eppure felice della felicità delle bestiole raccattate per strada. E nevica. (Non vado più a scuola dalle vacanze perché volevo dedicare tutto il mio tempo a lui). Già. Insomma mentre lei parla ti sembra di rotolare via liquefatta, forse lungo un rigagnolo di marciapiede, in qualche melma fangosa e innevata – inutile, da scuotere via da sotto la scarpa battendo poco più forte il piede. Tu qui e lei là. (Ora però rientro, perché così non penso più a lui, vedo le mie amiche, passo un po’ di tempo). La tua vita ti appare come una sequela di inutili cazzate prive d’importanza. Il corso americano, che diamine, potresti quasi quasi mandarlo affanculo e gestirlo così come ti viene – che in fin dei conti non sarebbe proprio la morte di nessuno se per la prima volta gli studenti non ti facessero la ola ogni volta che entri in classe. Potresti resistere, dai, almeno stavolta, nel tuo golfino marrone con le maniche che coprono di molto le mani, se tu non fossi la Professoressa Più Amata dell’Intero Globo Terrestre e Oltre. Anche la scuoletta, domattina, sembra un mostro cattivo e pretenzioso. Il fine settimana di risate e sguardi di traverso e ciondoli che si specchiano l’uno nell’altro e musiche e riccioli più o meno decomposti ti sembra lavato via da questi fiocchi che cadono e cadono e cadono. Vorresti riacchiappare la leggerezza del momento in cui Cicci, appoggiato al bancone delle Stanze, dice: “Se mi cercate mi trovate qui domani sera, sdraiato su quei cuscini”; ma la leggerezza s’è alzata e se n’è andata una quarantina di minuti fa. Il senso di biancore terrorizzante si fa strada. Poi ti ricordi che stanotte hai anche sognato tua nonna; e vorresti piangiucchiare un po’, come sabato mattina quando tornavi in macchina da scuola e l’hai pensata e hai pianto dall’uscita 5 fino a tutta via Stalingrado, perché ti era venuta in mente d’improvviso controluce e tu non te l’aspettavi.
Esci: sul tavolino del terrazzo ci sono circa quattro centimetri di neve.

Quattro centimetri di neveultima modifica: 2004-01-27T00:16:01+01:00da capecchi
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