Su una sedia a dondolo

A me Norah Jones piace. Posto che non c’entra nulla col jazz – soprattutto nell’ultimo disco – lei mi piace davvero. Forse perché mi rassicura. Mi culla. Mi piacciono quelle atmosfere da disegnino infantile con la casa da cui esce il fumo e con i fiori enormi, fuori prospettiva. Corse e risatelle nei prati; o nei campi di grano. Ascoltarla è stare su una sedia a dondolo e guardarsi intorno; quando intorno c’è quello che conosci, che però è uno spazio grande, immenso, pieno di luci del mezzogiorno o, magari, del tramonto ma quando ancora il sole c’è. Non m’annoia, quando canta. Ha quella voce soffiata e poco moderna. La lascio andare, come adesso o come in treno; e mi viene da sorridere. Anche a guardarla: perché è rotonda e soffice, una piccola dolce mela o un bianco panino al burro. Mi piace ascoltarla e non fare brutti pensieri; al limite lasciarmi immalinconire quel tanto che basta perché ogni musica abbia davvero senso. Va bene per i giorni in cui troppi perché rotolano come biglie d’acciaio da una parte all’altra del cranio; va bene perché lei attutisce i colpi, prende le biglie e culla pure loro. Rotolano lo stesso, ma a un ritmo più lento; e cominci a stare meglio.
Oggi, poi, le nuvole sopra le cappelle medicee erano rosa.

Su una sedia a dondoloultima modifica: 2004-02-23T22:55:00+01:00da capecchi
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9 pensieri su “Su una sedia a dondolo

  1. Non credevo che una come N.Jones potesse avere tanto successo.
    Così sonnolenta, inoffensiva, telefonata e anche piuttosto inosservata.
    Eppure va, va come la barca.
    Evidentemente abbiamo bisogno di lasciarla andare, o di lasciarci andare.

    Forse ho smesso di cercare,
    ma nulla mi pare di trovare,
    oggi in tutto ciò che si vede e andrebbe sentito.

    Poca norah, proprio poca.
    Per quello che mi occorre.

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