Scarpette nere

Il treno Firenze-Bologna delle 15.33 era gonfio di gente ed enormi zaini a spalla. Dopo aver provato a percorrere due metri di corridoio sono tornata indietro – lussando un paio di spalle o tre a tedesche in canottiera -, sono ridiscesa e sono salita nel vagone ristorante. Ho ordinato acqua e caffè e ho finalmente respirato, senza fiati altrui sul collo o troppe facce da guardare. Però c’era una, pochi tavoli di fronte a me. Se ne stava lì incastrata tra il triste tavolo marrone e il grande vetro che affacciava sulle montagne. Ascoltava qualche disco da un cd portatile, guardava fuori. A un tratto, verso Vernio, ha cominciato a piangere. Ma non forte. Le rigavano la faccia poche lacrime che lei lasciava scendere. Ogni tanto le asciugava a dita piatte, unite, sotto gli occhi. Poi si fermava e beveva un po’, versandosi dell’acqua da una bottiglietta a un bicchiere di plastica. Non smetteva di buttare lo sguardo oltre i tetti, le finestre, i prati, i fiumi, i monti. I suoi capelli castani e chiari le ciondolavano dritti sul viso, perché lei stava appoggiata coi gomiti sul tavolo, e con il mento sulle mani, un po’ inclinata in avanti. Così se li ravviava dietro le orecchie e si passava le dita sulla bocca e se c’erano le gallerie piangeva meno. Dopo San Benedetto ha preso a piangere di più e tirava su col naso – tutta quella natura fuori era in effetti di crudeltà inaccettabile. Si è un po’ tirata su, girandosi di tre quarti verso il corridoio centrale, solo per rispondere al cameriere che le ha chiesto qualcosa. Lui se n’è andato e lei si è ripiegata di nuovo contro il vetro; contro il vetro di nuovo a piangere. Io la guardavo e mi sbriciolavo e toccavo la scatola con dentro le mie nuove scarpette da professoressa per bene; nere, basse e a punta, con una specie di fiocco piatto, pur’esso nero. Mi pareva che sapere cosa c’era là dentro fosse una certezza cui attaccarsi. Piccola ma vera. Semplice. Poi il treno è arrivato a Bologna. Lei non è scesa, io sì; con le mie scarpe strette fra le mani.

Scarpette nereultima modifica: 2004-04-08T18:55:00+02:00da capecchi
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4 pensieri su “Scarpette nere

  1. Vernio fa veramente piangere. Io ci lavoro. la natura è crudele da quelle parti. Una volta mi sono fermato per la strada per arrivare a vernio e ho scritto una poesia. solo così sono riuscito a ripartire e giungere a destinazione. Se mi scrivi te la mando.
    ciao
    Logu

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