Alto

Me ne frego del verde, non me ne importa nulla del giardinetto curato né, tantomeno, dell’aria che si respira in campagna. Per me, più traffico c’è meglio è. E più vicina sono a quel traffico e più sono contenta. Le domeniche verdi sono roba da far drizzare i capelli in testa alla gente di buon senso, per dire. M’indispone anche il vecchio. Detesto le piccole graziose palazzine vecchie con l’androne vecchio e le piccole vecchie scale vecchie e il bagnuccio lungo e stretto e quel puzzo di vecchio che c’è in tutte le case vecchie del vecchio centro. Per altro, odio il termine grazioso. Lascio le villette a schiera della prima periferia alle famiglie numerose e domenicali con il cane, se n’è rimasta ancora qualcuna in giro.
Ma voglio un posto metropolitano, rumoroso e alto. Molto alto. Voglio un posto da cui si veda tutta Bologna. Un posto con grandi terrazze che s’affaccino giù; laggiù laggiù, dico. Laggiù oltre, ma proprio oltre. Voglio vedere i binari e l’autostazione e tutti i palazzi del centro e naturalmente le torri. Poi i colli. Tutti proprio tutti i colli intorno lontano meravigliosi nel tramonto e nella neve. Voglio un posto pieno di gente ma dove non corra il rischio di incontrare qualcuno: uno di quei bei posti dove si può vivere per dieci anni senza mai dover dialogare con il vicino. Ignorarsi gli uni gli altri, ma in mezzo alla gente. L’anonimato in mezzo a un alveare umano di voci che risuonano sotto i piedi. Uno di quei posti nuovi, nati dal nulla eppure vicini a tutto, dall’aspetto vagamente carcerario, dove possa sentire i clacson e la città proprio sotto di me, viva. Epperò anche uno di quei posti lontani da tutto, con grandi vetrate, niente davanti e nessuna tenda. Solo luce e trasparenza, perché io possa passare ore a guardare come curvano le nuvole là fuori. Il cielo dev’essere lì e io devo accorgermene continuamente. Già: allungare la mano e prenderlo.

Altoultima modifica: 2005-02-01T16:40:00+01:00da capecchi
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10 pensieri su “Alto

  1. come diceva il mio amico basso, jean-paul, in una delle sue pagine più suggestive: “sul balcone d’un sesto piano: è qui che avrei dovuto passare tutta la vita. bisogna puntellare le superiorità morali mediante simboli materiali, sennò quelle si afflosciano”. (resdimm)

  2. Si infatti a me verrebbero le convulsioni a vivere in un posto comequello che hai descritto…, vorrei un posto lontano da tutto, con le vetrate si ma solo natura niente paesaggio antropizzato, lontano dal rumore dove ogni visita e’ preziosa perche’ rara, dove il concetto di anonimato neanche esiste perche’ non ce ne bisogno che ci sono solo scoiattoli, gatti ed uccellini da quelle parti, dove posso suonare il pianoforte alle 4 di mattina senza preoccuparmi di nulla…
    Quoyle:-)

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