La nuova casa

oltre il terrazzoLa nuova casa è molto rumorosa, ad ogni ora del giorno e della notte. Da una parte, i treni; che rallentano, accelerano, frenano, sferragliano e fischiano. Di continuo. Dall’altra parte, il viale; con i clacson e gli autobus e le sirene d’ambulanza: l’illusione ti regala una New York domestica e facile. Sopra tutto il frastuono c’è però, qui, un cielo come non l’ho mai visto. Si vede a tutto tondo, girando lo sguardo, intorno, sopra, di lato, ovunque. Un cielo aperto ed enorme che se non stai attento t’inghiotte e chi t’ha visto più. Ed era bello il cielo di questo agosto, perché non era affatto un cielo d’agosto, piuttosto d’autunno o di accennata primavera: striato, appena assolato, grigio, con nuvole gonfie o lunghe, tutte gettate in mezzo, allargate dappertutto.
ancora oltre il terrazzo
Inoltre questa casa è una casa con un terrazzo smisurato dove tira sempre vento. Ti affacci e vedi la strada e le vie e gli alberi grossi della Montagnola; poi le colline più in fondo e laggiù San Luca. Di notte i lampioni fanno una luce buona, comprensibile, quieta, che piace e consola. Dietro, i barboni dormono sulle panchine della stazione: qualcuno dentro un sacco a pelo, ma tutti coprendosi il viso perché le luci del binario gli si gettano rapaci dritte negli occhi. Quando la pensione è completa, sono in quattro, e non si parlano mai fra loro: stesi sul marmo bianco stanno a braccia conserte; e forse dormono. A sera inoltrata, con una vecchia felpa scucita stretta addosso, si sta seduti sulle sedie squadrate di legno, là fuori, nel buio, due candele accese. E’ freddo; e se accendi lo stereo su Miles Davis o Bill Evans, bevendo cocacola ghiacciata e guardando sigarette illuminarsi e spengersi, t’accorgi che nulla come il concetto di andare in vacanza da qualche parte è più superfluo di così.
La nuova casa è grande e spesso si scopre qualcosa che non va come dovrebbe. I lampadari non ci sono ancora ma il divano rosso sì. E anche tante fotografie tutte sparse in giro.

La nuova casaultima modifica: 2005-08-30T17:50:00+02:00da capecchi
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12 pensieri su “La nuova casa

  1. Che bellezza! Il tuo post ha il profumo delle cose nuove appena comprate, i colori brillanti del divano dei miei sogni, lo spirito settembrino dell’ “ho voglia di ricominciare”. Questo commento, invece, vorrebbe essere una piccola piantina con le foglie verde scuro da sistemare in un angolo riparato del terrazzo, accanto agli altri piccoli regali con cui i tuoi amici avranno inaugurato il tuo nuovo punto d’osservazione .

  2. oh, finalmente. buon insediamento! anch’io sono dell’idea che il concetto di vacanza associato al partire (to leave) sia molto sopravvalutato. soprattutto rispetto al peso specifico che possono avere alcune particolari circostanze. (resdimm)

  3. Stava per partire.
    O forse era già partito.
    Due, tre giorni… sperava che passassero in fretta.
    Le sarebbe mancato, come sempre.
    Non aveva pianto troppo il giorno prima, durante il supplizio dei saluti che era durato tutta l’estate. Si erano salutati così tante volte da farlo diventare un rito.
    Lo sentiva sfuggente e ambiguo ma non poteva biasimarlo.
    Certo credeva di amarlo. E poi?
    Come se l’amore potesse risolvere tutto!
    E invece complicava ancora di più l’esistenza delle persone fragili come lei.
    Poteva dare di sé l’idea di una persona forte, sicura, a volte arrogante.
    In realtà era una depressa cronica, adolescente inquieta e folle.
    Aveva incrociato l’orsacchiotto che non le avevano mai regalato da bambina e che le era mancato tutte le volte che non era riuscita a dormire.
    L’aveva incontrato e l’aveva scelto, nel momento in cui non poteva né scegliere, nè incontrare qualcuno.
    Ora era sola, in preda a pensieri ossessivi e a volte anche troppo irriverenti.
    Sorrideva per questo.
    Sarebbe tornato e gli avrebbe raccontato i suoi pensieri.
    Non avrebbe più detto “Ti Amo”.
    Avrebbe agito.
    Aveva aperto Salinas, “la voz a ti debida”.
    Pagina 132. La prima lirica che avevano letto insieme.
    No, non gli avrebbe detto “Ti amo”.
    Sperava di poterglielo provare lasciando che il silenzio e gli occhi parlassero per entrambi.

  4. Ciao Gaia,
    trabocco d’invidia per quel terrazzo smisurato e il cielo a tuttotondo che ti inghiottisce, anche se dovrei abituarmi alla colonna sonora di stampo newyorchese, dato che qui da me a qualunque ora del giorno regna il silenzio, o quasi, interrotto appena dalle note di uno degli ultimi acquisti fatti a Tower Records -ora, per esempio, è Michael Brecker-.
    Non vedo l’ora di venire a trovarti. Oh, devo anche portarti il regalino della nostra amica canadese.
    whistle

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