Consumati

Mi piacciono questi posti crepuscolari, consumati dal tempo. I luoghi di mare dai nomi poco noti. Paesi dove circola ancora il vecchio marinaio cotto di sole in zoccoli di legno e canottiera. La fila fuori dal forno che fa le schiacciate come solo in Toscana le sanno fare. Mi piacciono i posti così, dove è possibile trovare delle grandi bianche terrazze affacciate sul mare e tenere tutto il giorno le porte aperte all’aria fresca e fare colazione fuori, con le marmellate, le torte e le crostate. Quei posti da Carlo Cassola anche se Cassola viveva da un’altra parte. Puoi uscire a piedi cento volte al giorno e cento volte rientrare in casa senza stancarti, perché tanto è tutto lì: il giornalaio, la spiaggia, la pizzeria e i cavallini a gettone per la Nina. Se esci la sera ci vuole il maglione ma di giorno le donne hanno tutte gambe nude e scarpe aperte. E’ qui che ti capita di pensare che vorresti vivere, anche se poi non ci vivresti mai, per davvero. Però è un pensiero buono per qualche giorno, che ti riempie i polmoni e gli occhi. Che fa bene. Allora la mattina farcisci felice schiacciate col salame e le porti con te al parco giochi poco elegante che si trova qualche chilometro a nord, dove la Nina corre impazzita e alza le braccia e ride e parla; instancabile. Sotto i viali alberati passa pure una marching band di scarsa fama ma sincera efficacia, con cui ballare risulta semplice come camminare. Mi piacciono questi posti dove puoi fare il bagno anche se non è estate e intorno non c’è nessuno, ma solo una calda bolla di vapore che vi protegge da tutto. Quei posti pieni di uccelli, cani e pazze che ti fermano per strada perché hanno da raccontarti del figlio avvocato e del marito morto che portava fiori tutti i sabati. Posti con lunghe strade di cipressi e pinete che sembrano infinite mentre invece entri da una parte poi esci dall’altra, senza perderti, senza smarrire il senso o la volontà d’arrivare. Poi mangiare spaghetti alle vongole appoggiati a tavolini sulla spiaggia, accanto a tedeschi in tenuta da ciclisti e vecchie signore in sedia a rotelle. Le ore qui scorrono senza far male e riesci a non affogare nel buio, ma anzi ad uscire per l’ultima volta in terrazza, alzare lo sguardo su e vedere una, due, tre, cinque stelle. Che brillano.

Consumatiultima modifica: 2007-04-29T10:55:00+02:00da capecchi
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