Oggi, solo una lunga appiccicosa giornata


Già ieri era stato un pomeriggio infinito. Per l’incapacità di stare in casa seduta davanti al computer, avevo dovuto per forza uscire. E camminare, camminare molto. Milonga nella testa, gonna leggera a righe e ugge, mi ero gettata nel caldo del pomeriggio, in cerca di una pace momentanea fra occhiali rossi che forse non porterò mai e gonne gonne gonne. Il quintetto di Enrico Rava (o, meglio, di Gianluca Petrella che a parte avere un torace immenso che non ricordavo suona pure come un dio in terra) ha certo concluso come si deve la notte.
Ma oggi, poi. Oggi sapevo che facevo meglio a stare a casa. Una lunga appiccicosa giornata poco bella si è sistemata tutta bene bene intorno alla mia faccia e intorno alle mani e in mezzo ai capelli. Colate laviche di noia e sfiducia mi hanno bruciacchiata, lasciandomi stordita. In sospensione. E’ che ciondoli tutto il giorno per i corridoi, passi di classe in classe, qualcuno ti fa sorridere, ascolti tutti, fai ridere, chiedi, guardi, tocchi visi e spalle, spieghi, sudi di quel caldo gonfio e sfatto delle scuole a fine maggio con tutte le finestre aperte, sputi sui banchi quel po’ di te che non è colato via fra attese e stanchezze e poi sai che ti toccherà dividere il pomeriggio con alcune persone che non è detto tu stimi, ecco, allora non è che la giornata sia proprio quella meraviglia che vorresti. Stufa e delusa, molto molto stanca, finisci nell’immenso e sempre vuoto bar di fronte, a mangiare l’unica cosa che non volevi e che ti rimane per traverso, come tutto il resto, come le loro facce e quelle voci e l’arroganza che mettono nei giudizi. Insomma alla fine ti tocca buttare giù il rospo per gola oppure litigare, alzare la voce e buttarti un po’ ciecamente a difendere il più sciamannone della classe, che per nessun motivo permetterai che feriscano o mettano nell’angolo, perché è vero che fracassa l’anima e non studia nulla e sospetti che di nascosto guardi i filmini porno nel bagno, però sa spiegarti la marcia su Roma, quando ti guarda sorride e manifesta evidentemente la sua natura di pezzo di pane in quei bracci grossi e martoriati che ha, da essere perduto e infelice.

Oggi, solo una lunga appiccicosa giornataultima modifica: 2007-05-23T21:50:00+02:00da capecchi
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