Uscire dal gorgo


Ecco, appunto. L’avevo detto che son giorni pesti. Stamani nel corridoio parevano tanti vitelli in uno scannatoio. Ciondolavano qua e là. Singhiozzavano con le spalle che tremavano. E io là in mezzo a non saper che dire, con la gola serrata e quel caldo che soffiava su tutto.
Finisce che uscirò di nuovo. Tocca andare a ritirare gli occhialetti rossi sotto le Torri. Respirare il fiato e gli odori degli autobus, lasciarsi stordire dalle vampe dell’asfalto, strizzare gli occhi controsole. Voglio scrollarmi di dosso tutto quanto, uscire dal gorgo e riacciuffare come mi sentivo qualche giorno fa. Pensare a lunedì, al millefoglie ordinato, agli ottimi che ho dato e all’estate. Ho fatto pure il cambio scarpe: da oggi piedi liberi.

Uscire dal gorgoultima modifica: 2007-05-25T14:50:00+02:00da capecchi
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3 pensieri su “Uscire dal gorgo

  1. I piedi nudi sono già qualcosa, è l’estate che avanza, per quanto grammaticale e grammatichevole. E dell’estate ne vale sempre la pena, anche quando è accompagnata dal vento del deserto. Ricorda i 35 gradi dell’anno scorso fuori e quella vacanza in casa con aria condizionata, quei tre giorni ritagliati grazie ad un dirigente normale, ricorda i pancakes con la panna montata, il caffé americano e la Nina che ci guardava dal passeggino. Dell’estate ne vale sempre la pena.

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