L’estate intorno


Appena arriva l’estate, io non farei che uscire, la sera. Non lo so, sarà il ricordo di tutte quei giri notturni in motorino quando avevo diciott’anni, che mi sono rimasti attaccati addosso e più che un ricordo sono una pelle. Oppure saranno tutte le volte che io e la Simona abbiamo preso la macchina, finestrini aperti e capelli svolazzanti, e siamo salite fino a Germinaia a parlare di qualche storia in corso o, anche, già finita – e via con i perché e i percome ma soffrire davvero mai perché alla fine ci veniva sempre da ridere per qualcosa. Un estathè in fresco come unica certezza della notte sbrilluccicante che si vedeva di lassù, tutta d’arancio e lucciole vestita. Saranno tutte queste cose. Fatto sta che quando arrivano queste giornate terse e calde, la scuola è appena finita, le partenze ci sono e non ci sono, ecco allora per me restarmene chiusa in casa diventa una piccola prigione. Mi viene voglia di prendere il motorino che non ho e percorrere senza meta le strade dietro casa di Saverio, in una Pistoia che rifiata tigli e baretti all’aperto. Qui vorrei potermi lasciare la porta alle spalle e andare su per i colli oppure verso il mare, sentirmi l’aria bene in faccia, avere vestiti inavvertibili addosso, il lucidalabbra invece del rossetto e rientrare tardi, avendo fatto che non si sa, solo girato, guardato e annusato, ma a polmoni pieni. Mi vien voglia di andare a cena fuori tutte le sere, bere vino anche se fa caldo, indossare sottovesti di seta e avere i capelli sempre – sempre – come appena usciti dalla doccia. E’ che ho tutte queste scarpe aperte, da mettere; tutte queste gonne leggere, scivolose. Mi piacerebbe camminare ondeggiando come a Middlebury, incerta sui tacchi e sull’erba, verso l’ennesima serata da Mr Up’s, insieme alla Cri e a Nico, alzare la testa ed essere schiacciata da quel cielo pazzesco che c’è solo lì: stelle a perdita d’occhio e nero ovunque. Mi piacerebbe avere un’altra notte umida di “sgiacuzi”, portarmi il costume stavolta invece che restare con la maglietta dell’alce fradicia e tutta attaccata al corpo, bere la stessa cosa che bevevo allora e sentirmi esattamente come mi sentivo: dimentica di tutto e presente solo a quel momento; e a tutta l’estate intorno.

L’estate intornoultima modifica: 2007-06-24T21:55:00+02:00da capecchi
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