Non cattivi, quasi felici


Leggerei solo di gente di provincia e storie da stanza del vescovo, in questo periodo.
Oppure poesie dei crepuscolari. Poeti che scrivono versi così: “Non vivo. Solo, gelido, in disparte, / sorrido e guardo vivere me stesso” (Guido Gozzano, I colloqui); oppure cosà: “Io non ricordo, mio / dolce amore…Ve ne andate…/ Per sempre? Oh, come / vorrei piangere! Ma che posso farci / se il mio piccolo cuore / è di legno?” (Sergio Corazzini, Dialogo di marionette). M’incantano in maniera quasi ipnotica queste figure di mezzi avvocati, mezzi scrittori, mezzi impiegatucci che coltivano ambizioni intellettuali sdegnando l’amore delle donne complesse e accogliendo quello semplice delle ancelle, quello fresco che capita di notte quando qualcuna ti salta a cavalcioni sopra senza tanti complimenti, con una bocca fresca fresca e piena di sorriso. Sempre mentre loro, questi uomini non cattivi, quasi felici come un totòmerumeni, si lasciano prendere, così, come di sorpresa, facendo finta di non sapere cosa accadrà.
La suggestione comprende anche quelle città di lago sonnacchiose, furtive, dove si gioca di nascosto e si rovinano capitali interi, con caparbia voluttà di sconfitta. Camere chiuse con tende dove le donne si danno un po’ per darsi, perché ne hanno bisogno e nessuna voglia di trattenersi, dove i mariti si scambiano le mogli e dove tutto questo non è squallore ma il nudo e concreto svolgersi delle vita, che in fondo è così: né impetuosa, né eroica, né lodevole. Priva di addii sottolineati ma fatta solo di congedi perbene, da viaggiatori della stessa carrozza di treno.
Poi finisce però che tutti loro mi annoiano; o mi sembrano proprio infinitamente tristi e mediocri e incomprensibili. E’ che son piena di contraddizioni, anch’io. Finisce che non mi ci voglio specchiare, in gente così. E allora è necessario leggersi un Romanzone, imbattersi in un Personaggio, un Eroe Ottocentesco. Ma non saprei proprio dove trovarne, al momento.

Non cattivi, quasi feliciultima modifica: 2007-07-20T08:15:00+02:00da capecchi
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2 pensieri su “Non cattivi, quasi felici

  1. … oppure attingere alla letteratura sudamericana. Allora spingersi tra le piantagioni e le baracche fatiscenti del Caribe, viaggiando sulle carrozze precarie e maleodoranti della ferrovia bananiera. L’afa di questi giorni scioglie e fa evaporare ogni idea agganciata al presente. Si schiude allora con facilità un mondo più fresco, popolato da personaggi quasi preistorici, da cose ancora senza nome perché ancora troppo recenti per averne uno. Assisteremo ad eventi destinati a ripetersi in eterno, ad un mito spicciolo, senza eroi e ancora inconsapevole di esserlo perché ancora troppo giovane. In poche parole: Gabriel Garcia Marquez.

    Per quanto riguarda la poesia possiamo rimanere in ambiente ispanico e chiedere aiuto ad un altro Garcia: Federico Garcia Lorca. E’ ideale leggerlo tra il tramonto ed il crepuscolo, affacciati ad una finestra con il libro poggiato sul davanzale. Ottima anche una terrazza, per chi ha la fortuna di possederne una. Bisogna sorseggiare e odorare lentamente ogni parola, ogni verso, per goderselo con profondità in ogni sua sfumatura, come se fosse una buona tazza di tè inglese, oppure un caffè particolare, arricchito da aromi e sapori esotici ed orientali. Il tutto darà velocemente un senso nuovo ed interessante anche all’estate più monotona, insipida e sonnacchiosa.

    A presto e grazie per le chicche provenienti da “Umbria Jazz”

    Cyrano66pt

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