Tenerezza lunare


Ma ora cos’è questa tenerezza che mi piglia? Sarà l’alba che incede. Sarà Bill Carrothers. Sarà il pensiero del piccolo Maniscalco alla batteria, domani. Sarà che il furore, a me, quanto dura: dieci minuti, un’ora, due? Sia come sia, un languore mi sciaguatta – insolito per questi giorni. Incline al perdono di me stessa e dell’umanità tutta (quasi tutta), mi dondolo sulla sedia seguendo le dita sul piano: e sì, allora era proprio Bill Carrothers, dunque appena il disco finisce, finisce pure la tenerezza lunare, è ovvio. Allora vi conviene approfittare, che adesso sono un pugno di debolezze e potrei sciogliermi come niente, se solo uno sapesse dirmi anche solo un “come stai?”; ma di quelli detti bene.

 

http://capecchi.myblog.it/media/00/00/dd509fff57420b180c84f1106a48e98e.mp3

(Bill Carrothers, Stars fell on Alabama, da I love Paris )

Tenerezza lunareultima modifica: 2007-07-21T03:15:00+02:00da capecchi
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5 pensieri su “Tenerezza lunare

  1. ascoltando questo brano disegnerei:

    Club. Luci rosse. Scuro. Basse su tavolini tondi.
    Un tizio improbabile al piano. La sigaretta fumante riposa nel posacenere.
    Seduta con un drink che non ricordi più cosa sia.
    Mi avvicino.
    Interrompi densi i pensieri.
    Alzi lo sguardo.

    “come stai…”

  2. ansimando si aggira il problema di ciò che l’altrui si aspetta
    pensando a se come fonte di presenza
    impermeabile
    alla vita o alla morte che l’altrui ci dà
    il dispensatore delle aspettative s’inceppa
    ad ogni forzatura
    ad ogni rabbia
    non consentendoci di vivere a priori
    rispetto alla aspettativa
    che si incancrenisccono
    in una delusione rancorosa
    verso l’altrui
    che ignaro di tutto questo
    non immagina

    …ogni volta… che qualcuno… si preoccupa per me… (blasco)

    come stai?, love francesco

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