Farfallina, canniccio e pecorino


Per un momento ho pensato di trovarmi in Nevada. Questi terreni arsi, il cielo lontanissimo, lassù i piloni della luce. Poi ho guardato più in là e più in là c’era il tipico casolare della Val d’Orcia. Così ho capito che mi trovavo davvero in Toscana e che Montalcino, per quanto immersa nell’estiva foschia mattinale, era esistita davvero, addirittura per tutta una notte. Poi siamo approdati da un’altra parte. Lasciato il Brunello e imboccate le vie del Chianti, abbiamo percorso terreni terrosi ma dolci, perduti in mezzo ai filari e a un cielo più terso, quasi marino. Abbiamo preso a caso, per un cartello che diceva Badesse, mi pare. La macchina sobbalzava e Tina Brooks, nello stereo, anche; o forse era Ella e adesso non lo ricordo. Comunque siamo arrivati in questo posto nascosto. Abbiamo seguito l’insegna Osteria da Mario e Tonia. All’arrivo la campagna era arruffata e tutto sembrava dismesso. Salite le scalette di pietra logora, poi, siamo cascati negli anni Ottanta. I primi, anni Ottanta.
Era uno di quei posti in cui sognavo da tempo di finire: la pergola, il canniccio tutto intorno, le sedie di plastica, roba inutile appoggiata qua e là. Vasi vuoti, trappole ammazzazanzare, annaffiatoi, trecce d’aglio, cani sbilenchi che ti corrono tra i piedi. Uno di quei posti, per dire, che se vedesse uno a caso di tutto quel mucchio di registi nostrani ci girerebbe senza dubbio qualche scena determinante del film, con Abatantuono che fa Abatantuono o Accorsi che guarda perplesso o la Morante che urla in faccia a qualcuno. Cose così. E per sottofondo una colonna sonora come si deve. Infatti mentre addenti pane e prosciutto e bevi un vino rosso ma fresco perché insomma fuori ci saranno qualcosa come 38 gradi, ti senti dire: “Non pensi che in un posto così dovrebbe soltanto partire Farfallina di Carboni?”. E quasi non ci credi, ma Farfallina di Carboni parte, davvero, sul serio, qualche minuto dopo: “Un fiore in bocca, può servire…”. Allora cominci a far caso alla musica, che esce piano da altoparlanti issati in cima alla pergola, insieme a un costante cri cri di cicale: nell’incredulità del momento si susseguono  l’una dopo l’altra La luce buona delle stelle di Ramazzotti e Patsy Kensit,  Fotoromanza di Gianna Nannini, un altro Ramazzotti molto giovane e poi un Baglioni de La vita è adesso e ancora ancora ancora. La luce è quella assoluta delle due, schermata però da piante, tende, reti strane e canneti; dunque meravigliosamente giusta. Una luce che ti ricordi soltanto in qualche pomeriggio dei tuoi tredici anni. Il pavimento di pietre irregolari, le ragnatele qua e là, i vasi appesi in giro; tutto pare sistemato apposta, non c’è niente di sbagliato perché tutto lo è, zanzare comprese che ti mangiano le gambe. In tutto questo, gli spaghetti piccanti tirati grossi, con pecorino di Pienza gettato sopra a scaglie, non potevano essere più buoni di così. E gli occhi, quelli, più lucidi.

Farfallina, canniccio e pecorinoultima modifica: 2007-07-25T01:03:33+02:00da capecchi
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