Mi manca


L’altra notte ho sognato che ero in classe e facevo quello che si fa in classe: spiegare, sgridare, ridere, girare tra i banchi, guardare in faccia gli alunni e sentirsi vivi.
In questi giorni ho letto per bene Diario di un’insegnante con gli anfibi e ieri sono andata a conoscere l’autrice, come ho appena scritto.
Oggi mi sono riletta un commento della bellissima e lucente Vale, una studentessa di tre anni fa che si ricorda di quando io spiegavo quelli che lei chiama i “miei” poeti e giravo per la classe e gesticolavo gesticolavo gesticolavo, senza smettere di parlare mai.
Spesso ripenso a Gian, che mi hanno detto ha appeso al muro le poesie che abbiamo studiato insieme e che lui, ancora, sa a memoria.
Ieri sono passata da via Finelli numero 2, così, per vedere se c’era qualcuno; la vicepreside, qualche bidello simpatico, persino le segretarie. Ho trovato solo il nuovo Preside, che mi ha raccontato di quando lui ha fatto l’università a Firenze e mi ha stretto la mano in un modo che mi è piaciuto.
Sì, mi manca la scuola. Comincio ad avere un bisogno fisico di muovermi per le aule, prendere l’orribile caffè della macchinetta, ciaccolare di soppiatto con la bidella che sa tutto, riempire i registri di firme. Ma soprattutto scoprire i miei nuovi ragazzi. Vedere chi sono, affondare gli occhi nei loro occhi, spaventarli quel tanto che basta e rivelarmi solo un poco alla volta, come è giusto che faccia. Piano piano. Perché quando il disvelamento è totale, poi, succede che loro mi hanno in pugno e possono farmi (quasi) qualunque cosa.

Mi mancaultima modifica: 2007-08-28T13:03:10+02:00da capecchi
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