Comprensibile


Nell’agenda ho già un ritratto, nell’astuccio una gommina e nella testa una descrizione di me che ho finto non mi commovesse, perché lei me l’ha letta di fronte a tutta la classe, incespicando, lenta, con fatica e grande affetto per questa professoressa dalle belle scarpe e dalle mille collane, che “va sempre incontro agli alunni e li farà diventare grandi e io mi ci sono già affezionata”. Il fatto è che se riescono a disegnarmi e descrivermi loro, cosa volete che ci mettano, gli altri, per quanto meno lungimiranti e molto molto più ciechi?
Infatti è così. Che tutti i miei moti, gli slanci deficienti, la voce grossa oppure la pupilla lucida son sempre così chiari. Tutto è così squadernato, ovvio, comprensibile – di me. Tutto è così stupidamente esposto. Dunque finisce che mi proteggo poco, che abbaio e scalpito, che mostro i denti o una scollatura diretta e chissà chi e chissà come arriverà a ferirmi e farmi pentire di aver urlato, guardato in faccia, denudato.
Non so se tutta questa semplicità di decifrazione faccia di me un imbecille o cosa. Perché io, imbecille, parecchie volte mi ci sento. E alterno la scomoda sensazione di nudità gratuita a quella, meno frequente ma forse più profonda, di verità grezza, pura.
Questo spezzettarmi dinanzi agli altri è pure molto volgare, io lo so, ma solo così mi riesce di fare: offrirmi in pasto a chi passa, spostare i capelli un po’ di lato e mostrare il collo: qua, mordete, prendete pure un pezzo. Poi un altro, se vi va.

Comprensibileultima modifica: 2007-10-02T00:05:00+02:00da capecchi
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