Là sotto

Là sotto

Buttarsi là sotto e risalire in un posto che ignori. Inspiri e giù, non sai cosa trovi quando risali. E’ tutto un budello livido oppure luminosissimo. Clangori mostruosi o canzoni di Paolo Conte. Terra fuoco aria acqua. Tutto va insieme, tutto si mischia. Oppure si svuota. E percorri metri e metri così, di domenica mattina come sola al mondo; o forse di domenica pomeriggio, calpestata ma più che altro portata via, fra gambe braccia bocche lacrime denti mani sorrisi capelli bambini nasi addii abbracci e occhi che  dicono. Quando entri non sai mai di preciso quanto starai là sotto, quando tornerai su, chi incontrerai, cosa dirai, se ti terrai in equilibrio oppure no. Se ti turberà di più il sapore del metallo a cui t’aggrappi e che senti perfino sotto la lingua o invece la vicinanza forzata che ti appiccica ai corpi degli altri. La luce gelida addosso e la luce calda del fuori sono indivisibili e tengono compagnia mentre parli o taci o ascolti o guardi o tocchi capelli. Non ti piace ma ti piace, e molto, rintanarti laggiù, pestare la gomma nera per terra, sentire il soffio delle porte, annullarti stordirti sentirti pezzo di carne vibrante di stanchezza. Tutto scorre, tutto resta. Le tue mani lo sanno e si tengono per questo, con forza, attaccate a quel non luogo profondo e mutevole, ideale alla sopravvivenza più elementare.

Là sottoultima modifica: 2008-04-30T22:05:00+02:00da capecchi
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4 pensieri su “Là sotto

  1. Grande Gaia! La metro è in assoluto una delle migliori invenzioni contemporanee. Appunto non luogo innaturale fatto di persone e volti e racconti e pensieri. In metro e sulle sue scale mobili ho letto, ho studiato, ho scritto, ho chiacchierato, ho sorriso, ho riso, ho ascoltato, ho scrutato, ho forse incontrato la mia anima gemella e l’ho persa a Green Park. Insomma, davvero inno alla metro.

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