Note da Perugia. 2 / Gianluca Petrella Cosmic Band: esplosione, sberleffo, calore.

 

Petrella Guidi.jpgA me Gianluca Petrella è sempre sembrato uno caduto giù dallo spazio. Una specie di marziano. Un tipo lungo, dinoccolato, con l’occhio allagato di nero; e zitto. O almeno a me rimandava l’immagine di uno zitto. Perché io l’ho sempre sentito suonare il trombone, mica parlare. E me lo figuravo pensoso, nascosto sotto la sua rudezza timida, capitato lì sul palco come per caso. Così il concerto della sua band non poteva essere un concerto proprio normale. Infatti. Le luci sul palco non si accendono, tutto resta buio. Finchè dal fondo della platea, qualcosa: sono echi di trombone. Poi piccole luci. Musicisti dall’ombra. Arrivano esattamente come astronauti durante un allunaggio. Hanno in testa delle luci da minatori e suonano mischiando rumori e note. Scuotono campanelli. I fotografi non sanno dove guardare e scattano a caso. Flash, flash, flash. Scintillar di fiati, ringhiare di sassofoni, sbattere di tamburi. Sono lame che nel buio trapassano tutti quanti. Pubblico misto tra il divertito e l’attonito. Intravedo il pianistino Giovanni Guidi in un triangolo di luce che s’accende: porta anche lui un faro in testa e fa rumore. Quando insomma salgono sul palco e Petrella presenta la Cosmic band, l’applauso è prudente. Anche il mio. Così tutto l’inizio. Quel drappello di giovani musicisti produce ferraglie e dissonanze. Rivoli di free. Sovrapposizioni sonore sghembe, allineate ai lucidi chiver dei sax o alla coulisse del trombone. Storture. Divagazioni futuriste. Spari nel buio. Non mi piace. Mi piace molto. E’ questione di tempo, di accumulo di pezzi suonati. E’ come. Se. Tutto. Si andasse via via componendo. Dallo sbalordimento della deflagrazione al caldo farsi di un’idea melodica. Dall’esplosione fredda al fumo denso di un club di Harlem. Lo sberleffo (ma rispettoso) di Sun Ra e giovanili slanci del tutto perdonabili. Onde blues e ironie mortuarie da funeral jazz band. C’è qualcosa di ridicolo e mistico, insieme, in quello che fanno. Petrella ha un suono al trombone che è tutto classe e zampata. Dirige buttando oltre i microfoni le braccia e spostando il peso da una gamba all’altra. Un pendolo stralunato. Mi piacciono i due sassofonisti: hanno suoni e corpi solidi, reali. Improvvisazioni robuste, raschianti. Francesco Bigoni al sax tenore mette insieme degli assoli che fanno saltare sulla sedia e il baritono di Beppe Scardino è una roccia lavica. Arriva anche Paolo Fresu. Si butta là nel mezzo e si adegua. Il suono della sua tromba scintilla e si alza perfetto, limpido. Lirico come al suo solito. Si lascia anche un po’ spiazzare, tormentare dai ragazzacci che sbattono piatti mentre lui suona un pezzettone classico. Sono tutti sudati e stanchi e ridono e a volte a Fresu spunta un punto interrogativo sulla testa. Fantastico. Davvero fantastico. Perché poi arriva quella meraviglia di pezzo che è The cosmics; che sale sale sale e diventa una mongolfiera, un dirigibile, una bolla di calore commosso e pieno. Allora vorresti buttarti sul palco e mischiarti fra di loro, abbracciarli uno a uno, sentire la consistenza delle loro braccia e dopo andare tutti a bere e mangiare insieme. Poi Petrella alza il braccio destro e lascia cadere la sordina del trombone dall’alto. Il respiro si sospende. La sordina piomba giù. Tocca terra. Tutto finisce.  

(Gianluca Petrella Cosmic Band, The Cosmics, in Jazz italiano Live 2007. Petrella special guest Paolo Fresu. Una musica dirigibile, per animi infiammabili)

Note da Perugia. 2 / Gianluca Petrella Cosmic Band: esplosione, sberleffo, calore.ultima modifica: 2009-07-21T17:34:00+02:00da capecchi
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