La prima cosa bella

 

Così esci dal cinema e ti sembra che la vita sia tutta lì, in quei tinelli slavati dove accadono le cose, fra i vestiti stropicciati di due bambini e una donna, nelle vecchie strade scrostate di Livorno o nelle feste al mare con le lucine che dondolano. Il vento; il vento spazza tutto. Nell’aria il sale si sente e si sente la gioia, il dolore, la malinconia che ti spezza le vene da quanto è tanta, vigliacca, nascosta in uno zucchero filato, in un giro in motorino, in vecchie fotografie appese al muro o nascoste nei cassetti. In un figlio ormai uomo quando si lascia con malgarbo abbracciare dalla madre che balla. La vita è lì dove si respira forte la passione, la paura, la dolcezza, la gelosia, la disperazione di uomini e donne che si prendono e si perdono, così, a strattoni e rincorse sotto la pioggia. E’ la storia di esseri forti, rocce contro tempesta che però si spezzano; si sbriciolano fragili a terra, si decompongono sotto la bellezza – troppa -, sotto l’amore – troppo. Ma poi ritornano sempre pietra e stanno in piedi o accucciati nella notte e non gliene importa più nulla del freddo, del male, della distanza: siamo tornati pietra, nessuno ci butta giù, noi si canta uguale, alla fine un posto si trova. E nello struggimento della musica, della carne, di Livorno che è tutta spigoli ma pare stondata sotto la luce aranciata della memoria, c’è questa donna che cammina inciampando; questa madre che intrampola ovunque, vestita di fiori e sigarette rubate, coi capelli spettinati, bagnati, a volte senza verso, che le cadono dappertutto, addosso. Ha occhi grandi, sorride ma chissà e tutti ne pigliano un po’- di lei -, se n’abbeverano perché lei è così: bella come son belli i cerbiatti, le puttane, le tovaglie bianche. Che se passano davanti non ci si può fare nulla ma vien la voglia di sventrarli, amarli, sporcarli e tenerli per sempre appiccicati al cuore, anche se un po’ vergognandosi, svicolando di nascosto lungo i muri. E’ tutta una catastrofe nel suo farsi, questa storia, un continuo spaccarsi di qualcosa, uno slabbrarsi di vite, di famiglie, di sentimenti. Eppure tutto si ricompone: madri, figli, fratelli, mariti, amanti. Tutto alla fine appare comprensibile, persino giusto: è l’inevitabilità del vivere grosso, quando dietro le porte non ci si piglia solo a sberle ma anche si fa l’amore, ci si ritrova, ci si sposa. Son dolci i bambini quando sembra che non capiscano e invece capiscono, sono dolci ma anche tenaglie che ti stringono lo stomaco: e lei che ride e si stupisce e ha paura ma ride sotto la frangetta piccola; e lui che invece non ride mai e ha labbra all’ingiù e occhi neri di cane da guardia, appostato dietro i muri, negli angoli, da dove la mamma appare persa, fragile, sempre più bella. E insomma alla fine esci e sei presa dalla spaventevole meraviglia del ridere quando si muore, del cantare quando si sbaglia, del ferirsi quanto più ci si ama.  Vuoi bene a tutti, fuori nella notte d’inverno, e avresti voglia di fare un bagno al mare.

La prima cosa bellaultima modifica: 2010-01-15T10:57:32+01:00da capecchi
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4 pensieri su “La prima cosa bella

  1. Un pezzo meraviglioso che dà i brividi alla domenica mattina e fa venire voglia di correre al cinema.
    Grazie di averlo scritto e grazie anche della magnifica serata di risa soffocate e urlate, bicchieri di limonata aspra, gabinetti puzzoni, lasagne divine, vino e vinsanto, libri e profumi, uomini preziosi, tra il silenzio raccolto del mio primo concerto jazz.

  2. sono andata a vedere il film ieri sera esattamente dopo aver letto il tuo post. Che dire che tu non abbia già detto? una storia dove puoi vedere ( in senso lato) la storia di molti di noi, dei nostri padri e delle nostre madri, di storie di rancori, di tristezza ma di grande gioia, di pessimismo ma di grande ottimismo, dove su un letto di morte si pensa a sposarsi, a cantare a riunirsi….difficile trovare un film con tanti bravi attori, ognuno nel suo genere, ciascuno messo li ad interpretare una parte che è attaccata addosso come una calamita, che è la SUA PARTE…servirebbe da consiglio a molti….da stimolo a molti….inutili i rancori, unutili i rimpianti, inutili le tristezze, ma al tempo stesso sono utli pure le tristezze, le lacrime i pianti e poi gli abbracci. bravo Virzi! e brava Gaia che mi ha “spinto” ( incosapevolmente) a vedere il film.

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