Casini e Girotto al Pinocchio: il Brasile e l’Argentina

 

girotto.jpgIl Pinocchio è il mio primo sax. Perché io ho cominciato ad andarci che avevo iniziato a suonare da poco e allora tutti i musicisti erano maghi e i sassofonisti che stavano sotto i riflettori si aggiravano all’incirca dalle parti degli dei. E’ lì che ho ascoltato tante volte Bollani, imparato a riconoscerne la follia giocosa, i riccioli spettinati e i pantaloni improbabili; lì ho sentito per la prima volta i Doctor 3 innamorandomi di Fabrizio “Sfascio” Sferra; e poi ho osservato un giovanissimo Petrella che era già come ora: caduto dallo spazio e bravissimo, nascosto dietro il suo trombone. Lì ho visto il sassofono di Gianmarco buttato a terra dal batterista e inutilizzabile per il resto della serata; la schiena di Pieranunzi piegato sul piano; e Javier Girotto che mi ha acchiappato il cuore e lo stomaco, rendendomeli solo quando stavo per uscire, magnanimo. Allora rivedere quel posto è stato un tuffo, una giravolta all’indietro. Sentirsi un po’ piccini, ricordarsi com’era quando ancora si doveva sapere chi era Brad e imparare ad ascoltare bene John Coltrane. Ho rivisto le pareti rosse, quelle a brutte fantasie geometriche e il piccolo palco stretto giù fra i tavolini.

Cantava Barbara Casini, suonavano Javier Girotto e Natalio Mangalavite. Il Brasile e l’Argentina insieme. Lei ha una voce piccola, vetrosa. Sottilissima negli alti, fragile, aerea. Tutto il contrario dei suoi capelli, che sono tanti e fitti, aggressivi. Ma invece come il suo corpo, che è minuto e delicato, flessuoso dentro l’abito nero a balze leggere. Nei bassi poi culla, accarezza, asseconda. La sua non è mai la voce dello strazio. Non c’è strappo doloroso, raschio. Ma la malinconia dolce delle spiagge di Ipanema. Quell’aria vagamente triste che uno ha sulla faccia quando cammina guardando il mare. Che poi basta una palla che rotola, un ragazzino che corre, un cane e ti spunta il sorriso. Lievi nostalgie di amori non vissuti, forse. Girotto allora può ruggire. Piglia il baritono e urla, graffia e arrotola le note laggiù in fondo. Lo stomaco si stringe, il piede batte. Come al solito vorresti saltare su e urlargli qualcosa in modo meno composto di come fai seduta per bene sulla tua sedia. Poi siccome è un sassofonista che ha il demonio dentro, sotto i sorrisi gentilissimi dell’uomo buono, piglia il soprano e ti dà la stoccata finale. Modula i suoni come carezze, piccoli soffi di poetico abbandono, lunghe note di quiete e poi su su su rincorse di rabbia e passione. Lui ruggisce anche con quel sassofonino piccino lì, mica si sa come fa. Ma ti lascia spossata. E’ una distesa arsa da correre, una bestia che solca la pianura, un odore di carne grigliata e chimichurri che bruciano in gola. Mangalavite gli va dietro. Lo incalza con tasti pestati forte, con ritmi di tango e qualche lentezza di milonga. Si diverte, ride, scuote molto i capelli.

Poi il concerto finisce. Non ti sei mossa da quel tavolino eppure hai fatto due viaggi: uno era nel tuo passato, l’altro in qualche parte del Sudamerica che prima o poi vedrai.


 http://capecchi.myblog.it/media/01/00/27994762.mp3

 

(Barbara Casini, As vitrines, in Palavra prima. Canzone della malinconia dolce)

 

Casini e Girotto al Pinocchio: il Brasile e l’Argentinaultima modifica: 2010-01-18T16:43:00+01:00da capecchi
Reposta per primo quest’articolo

7 pensieri su “Casini e Girotto al Pinocchio: il Brasile e l’Argentina

Lascia un commento