La città fantasma con le case calde

M’aspettavo che Milano m’investisse come un pugno. Invece sono scesa dal treno e mi son trovata dentro a una città fantasma, deserta e immobile. Fuori poche anime; forse il freddo – forse -, non so. Ma una strana forma di sospensione del tempo si respirava ovunque, fra vetro, impalcature, nomi di vie che non conoscevo. Poi dopo l’Esselunga e il grande portone di legno è arrivato il calore. Abbracciarsi, riconoscersi, un cane enorme che fa all’inizio un po’ paura, riccioli differenti, timidezze burbere e risate. Quando si esce la Milano svuotata attutisce i passi. Indosso stivali lucidi e una gonna nera. Un cappotto troppo leggero. Mi sembra di non avere mai avuto tanto freddo. Ma sto bene lo stesso e mi piace lo spazio metropolitano del pranzo, la birra delle tre, il cucchiaino di nutella dentro il caffè. Poi è tempo di prendere un altro taxi, un altro pezzo di città da vedere scorrere veloce. Non so più quando l’ho girata così l’ultima volta. Erano giorni mesi anni ed era notte, certo era notte, e le luci brillavano in modo diverso. Adesso le grandi vetrate dei grandi palazzi danno a tutto lo stesso colore distanza. Una cattedrale vuota, luminescente. Immensa. Potrebbe essere Città del capo, Buenos Aires, Samarcanda. Un posto qualunque ma via da qui. Quando il taxi si ferma riconosco la voce fin dal primo piano; poi il tavolo di legno verde. Vengo subito assorbita da sbattere di coltelli, odore di pane, scie di cioccolata e salsicce che sfrigolano nel forno. Il mio incarico di rimescolapolenta lo eseguo con costanza e dedizione ottusa: ho braccia che si stancano presto, io, eppure stavolta non mi stanco di girare. Anche in bilico su tacchi e collana lunga azzurro mare. Dondola tutto. O forse è il vermouth. La cuoca si fida e mi lascia lì, la casa è un bozzolo di fumi caldi e quando cominciano a suonare al campanello mi sento come una bambina al suo compleanno, anche se quella non è casa mia e neppure la mia festa. Da allora è tutto uno stringere mani, scambiare abbracci, sorridere e dire: oh, bada, son io, sei te, ma pensa, ma dai, ma insomma. Brillano paillettes e cappelli coi fiori. Il primo sorso di quel Borgogna nel bicchiere basso mi sembra buonissimo. La polenta che ho girato fa bene al cuore, e specialmente col gorgonzola sopra. Intanto mi pare che mi stiano servendo un Barbaresco. Poi dopo un Barolo chinato; tanto. E ancora una Malvasia – che mi raccomando lasciamene un po’ in fondo se quelli se la vogliono bere tutta. Il dolce morbido al cioccolato con i lamponi arriva a un certo punto nel mezzo fra un barolo e l’altro. Fra un barolo e la malvasia arriva il gelato. In qualche punto della notte il piacere prende la concreta evidenza della tua mano appiccicosa, dello sciogliersi sulla lingua di squisiti rivoli di cacao. Ci vuole poi niente a finire sul nuovo lunghissimo divano a parlare di impresentabili, a sentirsi un po’ distrutte un po’ gioiose – quella specie di tenerezza sfatta, alle tre del mattino. Poche ore dopo è già tempo di bucare il niente che c’è fuori, andare a infrangere la tradizione del biancottino, raccogliere col pane l’uovo del brick con mozzarella, abbracciare ancora, stringere altre mani, dare altri baci, sfiorare guance fredde. E Milano ancora là fuori. Con un colore che esci e ti stupisce, da quanto è strano e opalescente. Il treno infine ti riporta a casa, in borsa della cioccolata, nelle orecchie ancora Diane Birch. Milano è bella, in fondo.


 http://capecchi.myblog.it/media/00/01/1318966367.mp3

 

(Diane Birch, Magic view, in Bible belt. Canzone del treno e della città fantasma con le case calde dentro)

La città fantasma con le case caldeultima modifica: 2010-01-25T01:04:03+01:00da capecchi
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4 pensieri su “La città fantasma con le case calde

  1. il post è bello, scritto bene come sempre; non riesco ad essere d accordo con la descrizione di Milano: è una città fredda, triste e al tempo stesso allegra, piena di gente che corre, corre, corre e poi corre ancora. Piena di sorrisi, di gente triste, soprattutto di gente sempre arrabbiata per il gran traffico, per la grande fretta che hanno, per il ritardo che hanno….insomma l ho semrpe vista come una città di gente che lavora tanto ( e fanno bene!!!) ma semrpe arrabbiata e super stressata! Mi domando: < ma avranno mai il tempo di fermarsi un attimo, alzare la testa e vedere il panorama che hanno intorno?> mah…fossi in te, Gaia, preferirei tornare nella tua Bologna, che io considero bella, vivace e piena di gente allegra!!!! un bacio

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