Palloncini

 

Sabato era una giornata tersa e appena ventosa. Si sembrava quasi usciti di primavera, vicini all’estate. Tutto era verde e bianco e rosa. Io non indossavo calze ma un abito nero con uno scollo profondo e scarpe alte, lucide, che m’hanno fatto pensare spesso a Roma: quel tacco rovinato dai maledetti sanpietrini, una qualche stagione simile a questa, di molto tempo fa. Un tempo sparito, soffiato via, forse mai accaduto; se non fosse per quella pelle del tacco sfregiata a dirmi che invece sì, vedi, accaduto eccome. Qualcuno davanti alla chiesa, per terra, aveva disegnato un cuore di riso e tanti avevano preso a lanciarlo contro gli sposi, con quella che pare gioia eppure nasconde sempre una specie di soddisfazione aspra, mal trattenuta, in certo modo sofferente. Io infatti non lancio mai il riso. Ma i bambini si divertivano e correvano là in mezzo facendo mucchietti bianchi. Ridevano, avevano le guance rosse. Era bello guardarli. Poi sono arrivati i palloncini. Li avevano sistemati tutti dentro la macchina degli sposi e dunque tutti all’improvviso sono usciti fuori, rotolanti, colorati, lucidi di sole. Lei ha sgranato gli occhi scuri ed è corsa. Ne ha preso uno azzurro, anche se non è il suo colore preferito – che è il verde. Così in una mano stringeva un mazzolino di margherite e nell’altra il palloncino. E la luce che c’era, l’aria fina, il sorriso, i capelli spettinati, il bianco dei fiori, l’azzurro rotondo: si disegnava lì davanti l’immagine chiara e tangibile della felicità. Eravamo tutti in una bolla, sospesi. Però d’un tratto, senza preavviso, un colpo secco: il palloncino è scoppiato. Un rumore forte, violento. Lei è rimasta immobile, con un pezzo di gomma fra le mani e un’espressione prima attonita poi sgomenta sul viso. La gioia prima c’era, era lì, la stringevo. Ora non c’è. Fine. Questo è tutto quanto c’è da sapere sulla felicità: i bambini lo imparano presto e perciò piangono disperati, inconsolabili, smarriti quando scoppia o vola via, quel palloncino. Non prenderò mai più un palloncino. Mai più. E anche se lo vorrò, non lo prenderò. Mai mai più. Anche se lo vorrò, non lo prenderò.

Pallonciniultima modifica: 2010-04-12T10:22:07+02:00da capecchi
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2 pensieri su “Palloncini

  1. “E la luce che c’era … l’immagine chiara e tangibile della felicità.” Fiat lux… felix lux… feliz luz! Sì, luce e felicità: binomio inscindibile (anche quando scoppia la bolla… E tu balli da sola: ma se c’è il ‘sole’ ti ritroverai di nuovo con un palloncino in mano).
    Nike

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