Le giornate si riempiono

L’estate che ai primi di agosto sembrava finita continua invece in queste giornate di bar all’aperto e gambe nude. Si pranza fuori in una Bologna che pare uscita da un Nord Europa qualunque e si siede sotto i portici oppure sopra sedie di ferro color viola, beandosi dello smog e del sole che casca di sbieco sul marciapiede.
Le giornate si susseguono rapide e piene di facce. Ci si era quasi scordati com’è trovarsi ogni giorno una cinquantina d’occhi addosso; e l’odore di chiuso rarefatto che si respira là dentro. C’è il bisogno di riabituarsi. Riprendere con calma i respiri e le rincorse giuste. Il fastidio degli orari e delle carte da scrivere. Buttare là in mezzo pezzetti di sé. Quella solita scemissima commozione che per adesso pare di controllare meglio. E una specie di impermeabilità rustica cui sembra di aspirare ma tanto, poi,  figuriamoci.
Le giornate si riempiono di incontri e città e matrimoni. Migliori amici con cui hai diviso camerette come neanche Dawson e Joey. Cassette con gli Slayer e John Waite. Poi vie di Roma percorse a piedi; che ricordavi come fossero calpestate non ieri ma un minuto fa. Struggersi appena di quella bellezza grossa, stolida, in apparenza semplice. Godere la domenica mattina delle strade zitte di Monti oppure lasciarsi fagocitare dalla notte nei taxi sopra i ponti accanto alle luci mentre la testa ripensa a nulla, a tutto.
In giornate così, ti alimenti solo di cappuccini e compri stivali con le borchie amandoli d’un amore carnale, osceno. Attendi l’autunno per sentire il jazz e ti lasci abbracciare forte – le braccia come una morsa – da Vitto, che ormai è diventato magro magro e porta i capelli lunghi legati dietro. Te lo ricordi com’era averlo nel primo banco e sentire che non eri mai sola se c’era lui in classe. Una volta che ne avevi riconosciuto la nuca, al semaforo, non l’avevi chiamato: avevi paura che fosse troppo rivederlo; troppo di tutto. Ma invece stavolta saresti rimasta lì un giorno intero e sai che anche lui lo avrebbe voluto. C’era troppo da raccontarsi, guardarsi, riacchiapparsi: “Ora però la stringo forte forte io”. Io ho detto sì, così lui m’ha stretta e mi è sembrato di scricchiolare. Era uno scricchiolare meraviglioso.

Le giornate si riempionoultima modifica: 2010-10-06T19:12:00+02:00da capecchi
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