Un bel sabato

Ci sono quelli che il sabato si appoggiano a qualche colonna e si baciano così, ritti in piedi contro il pomeriggio e dentro i cappotti e la gente che passa di lì. Hanno un’età qualunque ma comunque sono giovani. E si appoggiano ai muri scrostati e io lo so quel languore che hanno alla pancia e il lucido degli occhi. Poi passa un tram che devono prendere e allora vanno a casa coi capelli spettinati e chi li vede li vede con lo sguardo perso e il sorriso ebete di chi non ha concluso nulla ma ha ancora tutto da fare. Poi ci sono quelle con la riga nera sotto gli occhi e i leggins e le gambe grosse; loro tengono in mano le bottiglie di birra e bevono attraversando la strada, insieme alle amiche che anche loro ciondolano la bottiglia col polso molle e ridono, spalancano la bocca coi denti brutti e si spingono disperatamente infelici. Poi anche un sacco di gente dai contorni estranei, oscuri. I loro occhi sono pozzi, crateri, voragini. Fanno paura ma sono bellissimi. Dove vanno? Perché son venuti qui? Da dove sono arrivati? Io me ne cammino in mezzo a loro e stringo un sacchetto di vestiti nuovi che metterò, tutti, uno al giorno durante la settimana. Una collana, una maglia con le scritte anche se dovrebbero portarle solo i ragazzini, un braccialetto rosso di rafia e un flacone di Issey Miyake, l’eau de parfum, quello più forte, che nelle ultime settimane mi ha dato un po’ alla testa e mi piace sentire affondando il naso dentro la sciarpa. Cammino verso casa e la notte scende sui tetti e le canzoni mi trapassano le orecchie. Penso che è un bel sabato e che sarà una bella domenica, come infatti è, che ho ballato, mangiato brownies, dormito, cucinato crescentine, bevuto fino a ubriacarmi e preparato tutto per domani mattina.

Un bel sabatoultima modifica: 2011-03-13T21:10:18+01:00da capecchi
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