Swing sul terrazzo scrostato

Allora poi è finita così, che abbiamo rotto due bicchieri e spaccato una vecchia sdraio in legno – segni certi di una serata che va come deve andare. Le dense nuvole delle cinque e il vento che rovesciava le piante non sembravano a quel punto mai esistite, cancellate dal campanello che suonava e da tutti quelli che si affacciavano alla porta, portando margherite gialle, crostate al cioccolato e un Prunello al profumo di fiori selvatici. Le bimbe in bianco e rosso dondolavano le gambe giù dalle panchine e qualcuna perdeva un dentino, da conservare con cura per il topolino notturno. Si mescolavano insieme alunne passate e presenti, visi sconosciuti, nuovi amici e mancanze, forti, di amiche lontane. I tappi dello spumante saltavano, mentre i primi passi di swing hanno cominciato a battere sul terrazzo scrostato. Il terrazzo navicella di musica e scarpe dorate sembrava inghiottito dal cielo, enorme, tutto intorno, che passava da grigio ad azzurro a blu a nero. Le lucine sbrilluccicavano e le stelle chi se ne importa se non si vedevano per nulla, nel buio lungo di quel momento. Lo scroscio di pioggia ci ha sorpreso così, mentre forse qualcuno stava ballando. Piatti, bicchieri e musica son stati spostati di corsa in soggiorno e il ballo è ricominciato esattamente nel punto in cui si era interrotto; nulla può fermare il perfetto compiersi di uno swing out. Ma altrettanto all’improvviso la pioggia è finita e tutti di nuovo sono scivolati fuori: c’erano dolci da mangiare e Fats Waller da ballare, su mattonelle rosse rovinate, lucide di pioggia e di ottoni che spingevano ritornelli anni trenta. Quando il buio è diventato più buio, le fila si sono serrate, Watermelon man è iniziata e il circolo del gin (gin) lemon si è riunito: necessario chiarire la scelta programmatica del gruppo. Ossia: il secondo giro di gin lemon si fa sempre? Sì. No. Dibattito. Di sicuro quello che si fa sempre dopo sono gli ultimi giri di ballo. I migliori. Quelli slabbrati, un po’ storti, rovesciati in una notte fondissima e assoluta, le luci dei lampioni laggiù nel parco che slittano sulla superficie liscia delle foglie; le scie dei treni che tuttavia sembrano immobili; i capelli che volano qua e là; e le gambe le mani le spalle le schiene. Tutto è una curva di swing e calore. Tutto è imperfetto e bellissimo nel suo decomposto ma musicale svolgimento. Noi viviamo lì, in quel momento preciso subito dopo che lei ha girato e perduto la mano di lui, in quel momento esatto e definitivo in cui lei ritrova gli occhi e la mano di lui che la riacchiappa e non lo dice ma dice: ehi, sono qui.

Swing sul terrazzo scrostatoultima modifica: 2015-06-13T17:53:16+02:00da capecchi
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Un pensiero su “Swing sul terrazzo scrostato

  1. Magnifica ‘scrittura’ (oltre al contenuto, che tocca sempre le corde del kairòs, mi riferisco soprattutto alla forma, allo stile, ai suoni…). C’è una certa con-sonanza tra il tuo e il mio modo di scrivere (mi riferisco soprattutto al mio romanzo in cui, peraltro, c’è una tua citazione: “Via le scarpe basse, via le orride ballerine, via gli stivali rasoterra. Da oggi solo altezze aeree ecc.”).
    Vedo che l’anno sabbatico non ha svampato la tua verve creativa…
    Nike

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