Così finisce la sera

Alla fine poi mi sono persa, in Bologna. Non è che avessi tutto questo freddo, perché i negozi erano gonfi di riscaldamento e fiati; ma soprattutto il caffè all’amaretto da Terzi, in via Oberdan, era quanto di meglio un pomeriggio di quasi Natale potesse offrire. Se poi non avete mai camminato per quelle vie vecchie con la frutta e il pesce fuori a prendere aria, a incantare gli occhi e il portafoglio, allora non sapete come ci si sente nell’ora di trapasso dal pomeriggio tardi alla sera, quando d’improvviso ti ritrovi nel buio e sbuchi dentro all’Inde le Palais e finisci nel sotterraneo. Dove vieni allacciata da una conversazione pazzesca con il deejay pettinato da deejay e vestito da deejay. La cosa più folle è che naturalmente parla, anche, da deejay, e allora rimbalzano delle parole bellissime che ti fanno ridere ma fai finta di no e anzi ti adegui al suo linguaggio e pure ai movimenti – oh yeah – e per un attimo ti sembra d’essere in uno di quei posti molto nu-lounge che vanno ora, e indossare un abitino di colore rosa shocking con le scarpe alte a punta tonda che hai visto prima, a sorseggiare chissà cosa in una mano e sfumazzare poi distratta nell’altra. Ma invece in una mano hai un sacchetto con un vassoio natalizio dentro e nell’altra il disco che comprerai, giusto per omaggiare la professionalità del ragazzo, con tutti quei movimenti ritmici della testa e l’atmosfera “molto New York” da lui sottolineata con abilità, mischiata ai suoi capelli sparati da tutte le parti. Insomma col tuo disco da aperitivo notturno a Brodway fra le mani, tu risali, ritrovi Bologna fuori e anche un poco dentro, e verso casa cammini pensando a come sarà stanotte la notte nel freddo, in via deì Musei, dove cantano e infatti pensi di andare pregustando il gelo e quel commuoversi che sai accadrà, perché tanto a te basta un canto natalizio fatto bene, due luci – ed è già felicità.
Poi invece la serata prende pieghe impreviste. E il fatto è che le poche ore rimaste sono fra le più insulse e spente degli ultimi mesi – un’aria mesta e annoiata che te la regalo. Provi a dormire ma invece poi sali, metti su Lauzi che canta il jazz – lo spari alto, ben bene, a tutto volume, e intanto stendi quella mostruosa mole di panni che erano rimasti nella lavatrice fin da oggi. Così finisce la sera. E di festeggiare non se n’è parlato – ammesso che nel frattempo non mi sia addormentata e abbia perso proprio il brindisi.

Così finisce la seraultima modifica: 2003-12-23T00:27:55+01:00da capecchi
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