Il 30 dicembre di un anno come questo

Una scossa di terremoto ci ha ribaltato, ieri, dal divano rosso. Erano le 15.37 di un pomeriggio lattiginoso e dopo mi è venuto il mal di testa – che ultimamente mi viene spesso, chissà perché, mentre prima non mi veniva mai. Sicché oggi, il 30 dicembre di un anno come questo, chiedo con (s)garbo alla Natura di rimandare l’ultimo colpo di coda e lasciarci festeggiare in pace. La mia casa è piena di lucine come sempre; e attende. Altro tempo, altre memorie, altri campanelli che suonano.

In un anno così, di giorni congelati e mancanze fortissime, non posso dire di avere imparato qualcosa; di aver capito chi ero o aver desiderato di cambiare tutto, dopo. Chi sono, e cosa voglio, lo sapevo così bene, prima. Per esempio i supermercati americani. Quelli, volevo; esattamente come adesso. E girarli con la Nina e Joe che parlano dietro di me di storie di gangster, skateboard e fucili: li perdo e li perdo e li ritrovo davanti ai Chip’s ahoy o ai pacchi da sei di Budweiser che sì, lo so, bevo solo io, ma chi se ne importa. Voglio un Trader Joe’s dove comprare il mio sapone preferito e il cream cheese per il bagel quando non ho voglia di cucinare; e i mazzi di fiori da 3.99 da mettere di fronte alla finestra. Quindi cosa dovrebbe avermi fatto comprendere, questo periodo di sospensione forzata? La mia vita era proprio quella che mi ero scelta, costruita con cura e molto amore e molta musica. Fatta per abbracciare gli studenti alla fine degli spettacoli. Vedere i miei genitori con la loro borsa da viaggio quando scendevano dal treno. Ballare. E farlo fino alle tre del mattino, dentro un abito rosso e scarpe argentate, entrando e uscendo da quel Beyond in cui entra Joe Gardner quando suona il piano con le sue lunghe mani jazz. Ballare un po’ di là, dove esisti solo tu la musica la mano del ballerino la bellezza che ti ritrovi addosso; un po’ di qua, dove senti i piedi che fanno male il sudore lungo il collo il gin tonic che non avresti dovuto prendere. Che meraviglia quando torni a casa e sei in mezzo ai due mondi, con la testa ancora piena di swing e incanto, con il corpo sfatto di circle e abiti bagnati, con i sensi accesi che colgono tutto: sguardi, pioggia sui capelli, ultime parole.

Insomma uno, passati i trenta, cosa mai deve capire di se stesso? Infatti son mesi che m’innervosisco di fronte ai proclami e alle grandi scoperte; mi ero anche preparata tutta una tirata contro i filosofi del 2020, fulminati d’improvviso dal senso della vita e soprattutto di sé. Ma invece voglio pensare a tutte le persone che non mi hanno innervosito, che mi sono state vicine sapendo come e quando; che c’erano perché ci mancavamo e ogni tanto ce lo dicevamo pure ma quasi sempre invece restavamo zitti oppure parlavamo di blues, tartufi, Matthew McConaughey, amici impazziti, albe o tramonti sul mare. Voglio festeggiare tutti i compleanni in cui non eravamo insieme e i Natali da questa e quell’altra parte, i capodanni a distanza prima che ci venisse imposto e tutti quei giorni che abbiamo passato vicini a quelli che davvero ci volevano bene e gli altri giorni che ancora ci aspettano per riprendere dove eravamo rimasti.

Ora mi alzo, smetto di scrivere e mi metto a preparare il ragù per domani. La casa deve avere l’odore giusto e io non posso farmi trovare impreparata, mentre aspetto l’anno che sta per arrivare. Ne voglio uno che non sia nuovo ma vecchio, come quelli prima del 2020, che mi piacevano tanto così com’erano da rivolerli tutti indietro – America, swing, abbracci forti e tutto.

Il 30 dicembre di un anno come questoultima modifica: 2020-12-30T19:18:40+01:00da capecchi
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2 pensieri su “Il 30 dicembre di un anno come questo

  1. “Ballare. E farlo fino alle tre del mattino, dentro un abito rosso e scarpe argentate, entrando e uscendo da quel Beyond in cui entra Joe Gardner quando suona il piano con le sue lunghe mani jazz. Ballare un po’ di là, dove esisti solo tu la musica la mano del ballerino la bellezza che ti ritrovi addosso; un po’ di qua, dove senti i piedi che fanno male il sudore lungo il collo il gin tonic che non avresti dovuto prendere. Che meraviglia quando torni a casa e sei in mezzo ai due mondi, con la testa ancora piena di swing e incanto, con il corpo sfatto di circle e abiti bagnati, con i sensi accesi che colgono tutto: sguardi, pioggia sui capelli, ultime parole.”
    Gorgeous… Sei tra le uniche (e unici) che “compare to me” nella scrittura (e in genere non mi vanto, anzi…).

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