Umbria jazz / 2. Enrico Rava e Fred Hersch, nella luce

Sono le sette di sera e ci sono quaranta gradi, all’Arena Santa Giuliana. Una luce abbacinante ci inchioda alle seggiole e ritaglia il palco nero nero in una specie di quadro impossibile. Dentro il quadro sta Enrico Rava in camicia bianca e capelli al vento. Al piano, un Fred Hersch minuscolo, col suo viso di carta, che pare venuto lì … Continua a leggere

Umbria jazz / 1. Il mio nuovo pianista preferito

Emmet Cohen è il mio nuovo pianista preferito. Lui sorride quando suona e si volta a guardare il pubblico invece di ripiegarsi tutto storto sulla tastiera; parla italiano e firma per me il suo ultimo disco – Future stride – “con amore”; ma soprattutto è il sosia di un amico middleburiano a cui voglio molto bene. Siamo seduti in una … Continua a leggere

Il 30 dicembre di un anno come questo

Una scossa di terremoto ci ha ribaltato, ieri, dal divano rosso. Erano le 15.37 di un pomeriggio lattiginoso e dopo mi è venuto il mal di testa – che ultimamente mi viene spesso, chissà perché, mentre prima non mi veniva mai. Sicché oggi, il 30 dicembre di un anno come questo, chiedo con (s)garbo alla Natura di rimandare l’ultimo colpo … Continua a leggere

La luna e i binari

Mi piacerebbe vedere il mio terrazzo nelle notti di luna così come uno che passasse in bicicletta sul ponte della stazione e decidesse di fermarsi per guardare in su. I terrazzi fanno tutta un’altra impressione, visti da terra; specie se sono in alto, lontani e misteriosi, immersi nella nebbia di fine novembre o riempiti da scoppi di risa e gente … Continua a leggere

Tutto di plastica

Due notti fa ho letto uno Steinbeck che diceva così: “Io ho sempre vissuto in maniera violenta, bevuto moltissimo, mangiato troppo oppure nulla, dormito dodici ore filate oppure perse due notti di sonno, lavorato troppo sodo e troppo a lungo per la gloria, oppure oziato per qualche tempo in un’estrema pigrizia. Ho tirato, spaccato, alzato, salito, fatto all’amore con gioia … Continua a leggere

Lettere dalla cattività / 3.

È maggio e io non ci credo. Chiaramente è uno scherzo di qualcuno. Siamo di certo ancora a febbraio e io vedo l’alba sull’Adriatico e progetto estati americane. Invece no; ho già visto da qui arrivare quattro mesi – quattro – ferma in un tempo illogico che tuttavia mostra facce perfettamente logiche: neve, vento, pioggia, nuvole, grandine, sole. Mentre scopri … Continua a leggere

Lettere dalla cattività / 2.

Trentotto giorni da quando la scuola è chiusa; e dall’ultima volta che ho bevuto whiskey. I due fatti sembrano non incastrarsi l’uno con l’altro. Eppure dicono quasi tutto quello che c’è da dire su di me. Inoltre sono entrambi laggiù lontani schiacciati pigiati in un tempo impossibile: il dubbio è che non siano mai esistiti, né la scuola né il … Continua a leggere