Piangono tutti


Piangono tutti, stamani. Appena entro e sono tutti in piedi e applaudono. Quando gridano “Prof, prof, prof!”. Continuano a piangere a grappoli, a scoppi improvvisi, abbracciandosi mentre dico: “Via, bambine, ora interrogo poi dopo si piange un’ora intera”. Ma mentre faccio domande su Pirandello e la guerra fredda, ogni tanto riparte un singhiozzo. Poi c’è Càrops che si soffia il naso; dice che è il raffreddore e io credo sia vero. Il Lazzarone Biondo mi siede accanto, mi ha chiesto lui se poteva star lì, e io certo che gli ho detto sì: questa è l’ultima lezione dell’ultimo giorno dell’ultimo anno di scuole medie delle mie capre di terza. Comunque poi il tempo passa e io distribuisco il plico di fogli, foto, consigli di lettura, inviti al Ripassone Totale Globale e soprattutto lettere d’addio. E in quel caldo umido, con la luce da fine del mondo imminente, si vede una lacrima, si sente una risata strozzata, si piegano spalle all’ingiù e capelli ricadono sulla faccia. Sono belli i maschi che ridono e il trucco nero delle bimbe che cola giù lungo le guance vorrei stamparmelo bene nella memoria, per avere – domani – l’immagine chiara di cos’è lo splendore. Hanno quegli occhi luccicanti e spalancati, tutti sbavati di nero, e i maschi che le guardano un po’ continuano a ridere e un po’ le abbracciano, forte, capendo che in quel momento quello c’è da fare: prenderle in giro ma poi stringerle a sé. Io faccio lo stesso, che giro fra i banchi e me li bacio e me li strapazzo tutti. C’è chi si lascia abbracciare e chi invece abbraccia tirandomi giù fin quasi sul banco. C’è chi mi si butta nel collo e chi resta rigido come un legno. Li amo tutti. Mi mancheranno tutti. Tocco le loro braccia e prendo visi fra le mani. Ho bisogno di sentire che ci sono, che esistono ancora là dentro, in quell’aula con la porta rossa; che sono fatti di carne e sangue d’alunno. Loro hanno pelli morbide e accaldate dall’emozione, dal pianto, dal tutto che sentono e non riescono a spiegare per bene. Tirano su col naso e dicono: “Sì, prof”. Rispondono: “Sì, prof”. Ripetono: “Sì, sì, va bene prof” quando io dico loro di essere bravi e comportarsi a modo e studiare e “non fatevi uno stinco al forno la sera prima dell’esame che poi dormite male”. Sicché insomma finisce l’ora; ma in qualche modo a me sembra non finire affatto e continuo a sfilacciare le ultime parole, a guardarmeli per bene ancora un po’dalla porta, a sorridere scema senza più rossetto sulle labbra, perché m’è rimasto tutto appiccicato alle loro facce, sui loro ciuffi di capelli, dentro qualche fotografia.
Stamani hanno pianto tutti ma invece io no. Però quando ho voltato le spalle e sono uscita dall’aula mi è preso un senso di stordimento idiota. È durato un attimo, mi ha fatto sbandare; poi è passato. Le adorabili capre sono uscite dalle mie giornate, sì, ma tanto, da qua dentro, non usciranno mai. E scommetto che loro lo sanno.

Piangono tuttiultima modifica: 2012-06-08T23:56:00+02:00da capecchi
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