Ma che primavera è

Come l’anno scorso con Dalla. Adesso con Jannacci. Succede che t’arriva addosso la morte così, e resti un attimo immobile. Sembra quasi non faccia male. Poi lo fa. Chissà perché. Mica poi li ascoltavi così tanto. Eppure hanno nella voce qualcosa di te com’eri, del passato, della finestra aperta della cucina sopra l’orto. Della mamma che strofinava il pomodoro sul pane nelle sere calde di luglio. Erano tutti giovani, allora. E tu piccina. Tu neanche capivi di che parlavano quelle canzoni ma il coro di Vengo anch’io lo cantavi sempre. Sicché stasera, per forza, ti piglia un magone ignorante. Ti metti lì e riascolti riguardi ripensi. Ti verrebbe da sprecare parole, imbrattare un bel po’ di carta con quattro scemenze sui limoni e sulle tre rondini nere. Ma quanto cincischiare nello stomaco quella volta in cui l’avevi ascoltato per bene, trovandoci dentro tutto: il ridere, l’illudersi, l’amare, il rompersi i coglioni, il morire. Poi c’erano anche Conte e Tenco e tutto quel correre dei quasi quarantanni come fossero venti con un bidone da far rotolare. Oh, insomma. Piove da giorni, è grigio, un freddo stolido ha preso possesso della città. Una primavera che non esiste aspetta appoggiata da qualche parte; forse lì a una saracinesca di lavanderia, nascosta dentro uno zoo, dietro la luna, boh. In questa sera mancano molte cose, oltre alla primavera. Gli ombrelli, per esempio. La voce in gola, anche. Ma soprattutto mancano quegli anni lì che avevo io quando cantava lui. Quegli anni che, ciao.

Ma che primavera èultima modifica: 2013-03-30T00:38:41+01:00da capecchi
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “Ma che primavera è

Lascia un commento