Caprette

 

FxCam_1317909189920.jpgIeri non sono andata a scuola. Ero da un’altra pare, in un’altra città, per dire l’ultimo ciao a un’amica cui ho voluto molto bene. I miei alunni sapevano tutto, forse qualcuno gliel’aveva detto come mai non c’ero. E un po’, ieri mattina, mentre piangevo lontana da loro, mi aveva fatto sorridere l’idea delle grida di giubilo e delle capriole nei corridoi con cui le belve stavano di certo festeggiando la mia assenza.

Poi oggi son tornata. Quando sono spuntata giù dalle scale li ho visti subito da lontano – gli animali – che stavano tramando qualcosa. Schiamazzavano, ridacchiavano, erano scompostamente agitati e avevano gli occhi troppo luminosi. Un enorme lampeggiante rosso mi si è accesso in testa: pericolo – pericolo – pericolo. Insomma, facendo finta di nulla sono entrata in classe e loro erano tutti ammassati intorno alla cattedra. È stato un attimo e gli applausi mi hanno travolta, i bentornata prof si sono accavallati l’uno sull’altro e i bigliettini colorati pieni di disegni sono spuntati da tutte le parti. Di uno mi è piaciuta la parte finale: dalle sue caprette con tanto affetto, di un altro la possibilità di dare un bel 2 al qual è scritto con l’apostrofo, di un altro ancora la citazione dantesca nel mezzo del cammin di nostra vita incontrammo la nostra musa e di tutti ho amato i disegni buffi, i cuori, gli adesivi, i brillantini. Allora me li son baciati tutti quanti – sapendo anche quanto dà uggia essere baciati dalle prof. Ai ragazzi ho stampato le labbra sulle guance, le bimbe me le sono strette forte, ho detto un paio di sciocchezze e li ho rimandati a posto. Non ho pianto, ci tengo a precisarlo; ma dentro avevo un ovo sodo che non andava né su né giù. Era bello guardarli di sottecchi e vedere tutte le loro facce soddisfatte, le occhiate d’intesa. Erano contenti di aver fatto un buon lavoro e aver portato a termine la missione: avermi fatto sorridere tanto. Poi ho fatto lezione come ogni giorno. Ho interrogato a storia e ho dato un 6+ e un 7-. Ho spiegato il Risorgimento arrabbiandomi con il libro, come sempre, e infine sono uscita. Tutto normale. Eppure ero in un bozzolo. Sparita la sensazione di cappa opprimente esterna, restava soltanto un caldino buono dentro, quaggiù. Non ho smesso di sorridere per due ore intere, dopo. E magari certo, tutto quanto non era che l’implicito messaggio: prof, se ne resti a casa un po’ più spesso, via. Ma io lo stesso ero felice, sicura di trovarmi in un posto dove accadono cose belle, dove circola non solo la leggenda – imprecisa ma non del tutto errata – della professoressa Capecchi che una volta si dice abbia spaccato un banco con un solo pugno ma insieme anche tanto tanto bene. Sicché grazie, caprette mie. Nonostante la vostra essenza di capre, o magari invece proprio a causa di, io vi amo molto. Ma la prossima volta che mi presentate tutte quelle k al posto del ch lo sapete già da soli: io vi do 2.

Capretteultima modifica: 2011-10-06T17:20:56+00:00da capecchi
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