Un c’è verso

Leggo solo ora da Vic la riflessione sulla toscanità perduta di quei due. Era stato anche un mio pensiero, in effetti, mentre li ascoltavo parlare alla radio.
Io, invece, un riesco a perderla, la toscanità. Chi càpita per caso ad ascoltarmi, un c’è verso che si sbagli. Quando mi presentano qualcuno, nell’attimo immediatamente successivo alla stretta di mano, la frase che potete scommettere mi diranno è: “Ah, sei toscana!”. Questo provoca nella sottoscritta, a seconda del tono di voce e dello sguardo di chi me lo dice, decisa goduria o acuta irritazione.

Un c’è versoultima modifica: 2003-09-23T17:30:00+02:00da capecchi
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8 pensieri su “Un c’è verso

  1. accento pistoiese, lo conosco bene. c assolutamente presente, g dolcissima, cannibalismo di sillabe. ma non mi dire: usi anche espressioni tipo ‘andiamo a giro’, ‘c’ho furia’, ‘passami il ramaiolo’, eccetera? perché è questo che dei toscani non capisco: colla scusa che il vostro dialetto è la vera lingua italiana, parlate tutti dialetto. sarà vero, ma alla fine è come se io, napoletana, dicessi: iammucenna a fà nu gir, vaco e pressa, addò sta a cucchiarella. sarebbe un po’ troppo. soprattutto: sarei incomprensibile . e infatti con i genitori del mio ex, detlef, gentile pistoiese come te, un c’era verso. (robba)

  2. ‘andiamo a giro’, ‘c’ho furia’, ‘passami il ramaiolo’: perchè, esistono altri modi per dirlo? E scusa, ma adesso devo usare la mia “granata” per pulire la cucina e mettere i bicchieri nell'”acquaio “. Poi, forse, “vo” fuori e “rinnovo” le scarpe col tacco. (Gaia)

  3. Sarà, ma io vivo nell’assoluta nonchè incrollabile convinzione che Robba parli esattamente come sostiene di non parlare. Non toglietemi questo sogno e non costringetemi a dover reimmaginare tutti gli strepitosi dialoghi tra lei e Cicci. AR

  4. Basta considerare che non sia dialetto. E infatti unne’ miha dialetto. Io mi rendo conto di usare delle parole “toscane” solo quando me lo fanno notare i non toscani. Dico “devo dare il cencio, guarda com’è sudicio” e quelli non sanno cos’è il cencio. Oppure “E’ il tocco, si va a desinare”. E quelli muoiono di fame perché non capiscono. A me tutto questo pare delizioso, no? E se un vi garba… pazienza. Ciao.

  5. A me il toscano suscita un misto di divertimento infantile e irritazione: mi sembra di sentir parlare Pinocchio. Ma, Robba, anche con i romani succede così: in pratica parlano il loro imbastarditissi mo dialetto, che è un italiano imbottito di tronche e deserificato di erre doppie. A me piacerebbe tanto infilarci qualche Filippo e il panaro, qualche assafàddio, ma ahimé sono uno Zelig senza spina dorsale, e il cervello ricomincia a elaborare certe frasi solo dopo aver attraversato il Garigliano (miic)

  6. Quanto a Pinocchio, per forza lo associate al toscano! Oltre che al toscano lo dovreste associare al pistoiese, al massimo al pesciatino, perché è da lì veniva Collodi. Quanto all’orgoglio toscano, so che Gaia non lo perderà mai così come il suo accento. Altrimenti non sarebbe lei. E poi il toscano ha talmente tante sfumature… Non esistono spesso delle esatte traduzioni dei toscanismi in italiano, per esempio: “pigliare” non è “prendere”, così come “garbare” non equivale a “piacere”. Rimarebbe poi da chiarire che cosa intendere esattamente per toscano. Il pistoiese si distingue dal pratese e in misura maggiore dal fiorentino, come si passa il Serravalle (PT) linguisticament e siamo già nella fascia costiera, che sembra non conoscere vocali chiuse, il senese ne chiude qualcuna, gli aretini “cantano” quasi come gli umbri della zona di Città di Castello. Orgoglio toscano. No, non ne sono esente. Stefania

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