Giri su me stessa

Quando non guido, mi scordo quanto mi piace farlo. Se sono a Pistoia e il settembre è estivo, poi,  è ancora meglio. Dalla radio canta Paolo Nutini e il viale alberato è come lo ricordo: lungo e quieto, di notte. Faccio infiniti giri su me stessa: la prima scuola in cui insegnavo, Barella e le sue schiacciatine, gelaterie, vecchi alunni che stanno per iscriversi a medicina epperò mi parlano come cinque anni prima, gli occhi neri e lucenti e buoni. E’ una bella serata di una volta. In un impeto sciocco, penso che potrei anche telefonare o farmi trovare sotto casa di qualche vecchio amico che non vedo più ma penso sempre. Poi non lo faccio, ma guido verso Capostrada, salgo a fatica la scale delle casa rinnovata di viola e verde mela, mi siedo e guardo alla tv un’incomprensibile Parigi. “Hai nutrito il tuo felino?”, chiedo. “No, ma ora vado”.  
Giri su me stessaultima modifica: 2006-09-29T08:45:00+02:00da capecchi
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3 pensieri su “Giri su me stessa

  1. Il senso dell’opportuno arriva come la purga, credo: necessario, probabilmente, ma sgradito. Ma lo sai quante volte mi sono trovata sotto campanelli ultimamente che avrei voluto suonare. Poi mi dico nooooooooo ma che sei cretina, magari non ci sta nemmeno più qui.. E altri campanelli sotto forma di numeri di telefono, di indirizzi, di e-mail, di posti: anche questi avrei voluto suonare. E invece sono stata opportuna, basta fare bischerate mi sono detta. Ma perchè? Perchè ora sono grande? Se c’è una cosa che mi fa incazzare è il mio associare l’autocastrazi one alla crescita. Ma chi l’ha detto? Oh, qual è Barella? (Juanita)

  2. Ah, Barella. sarebbe la pizzeria La caverna, all’inizio del viale Italia. Detto Barelle perchè ci andavano tutti quella della Croce verde, un tempo, adesso non so. Io però non ci mangio la pizza, ma solo le schiacciatine ripiene. (Gaia)

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