Dove non c’è nulla

Sono stanca. Sfinita. Voglio un posto dove rifugiarmi e non farmi trovare. Da nessuno. Stare solo lì, ferma. Dormire cento anni o un giorno. Ma svegliarmi finalmente senza pesi addosso. Lasciatemi stare, lasciatemi andare via, lasciate che io scivoli in un luogo dove non c’è nulla se non spazio e aria e luce e poi ancora aria e spazio e luce. Non voglio più orari, richieste; niente. Solo tempo. Non sto in piedi, ho la testa in poltiglia, non so che scrivo, non so perché lo scrivo, né per chi. Sono giorni settimane anni che non faccio altro che inventare frasi, assemblare regole, rispondere a soluzioni. Questo libro mi ha succhiato la vita, le forze, l’anima. E io gliel’ho lasciato fare, senza sapere davvero perché. Voglio tempo. Aprire la porta e uscire. In modo semplice. Respirare. Respirare. Respirare. E’ così tanto che non lo faccio.

http://capecchi.myblog.it/media/01/01/517140521.mp3

(The Cinematic Orchestra feat. Patrick Watson, To build a home. Musica per luoghi dove non c’è nulla se non spazio)

 

Dove non c’è nullaultima modifica: 2008-10-14T22:11:46+02:00da capecchi
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11 pensieri su “Dove non c’è nulla

  1. anch’io sto scrivendo un libro… e anch’io come te vorrei…. vorrei rifugiarmi e respirare… Ma sono così stanco che temo di non saperlo più neanche fare… e sono così ostaggio delle scadenze, delle case editrici, del referee… che so di non poter trovare un rifugio per sfuggire a questi mostri dai grandi occhi e dalle grandi orecchie.

  2. Io a scuola mi sono inventato l’Antica Fraseria. C’è pure il logo, con tanto -R- marchio registrato. Ma ogni tanto mi manca il tempo, e allora fotocopio ma mi sgamano subito: “Prof, ma queste non sono dell’Antica Fraseria, queste son brutte…”. Le frasi dell’Antica Fraseria sono migliori perchè i soggetti e i complementi sono gli alunni stessi. Ho sempre pensato che Marco lo troverà più facilmente, il complemento oggetto, se è proprio lui il complemento oggetto, e se gli altri complementi sono i suoi amici, le sue passioni, il suo paesino…
    Un consiglio: perchè non scrivi una piccola nota introduttiva dove il libro lo ripudi e ci sputi sopra. Ti dissoci, insomma, e scrivi in soldoni quello che hai scritto nel post.
    Io lo adotto nelle mie classi dal giorno dopo (anche se poi non lo uso, scherziamo, e l’Antica Fraseria???) 🙂

    Ehi, si legge sempre volentieri e ci si permette di scherzarti.

    Clio

  3. …eheheheh, caro Clio, tu scherzi ma io voglio ripudiarlo davvero! Ora penso a una bella nota introduttiva.
    Anch’io in classe uso una specie di Antica Fraseria. Non ha lo stesso nome ma il concetto è quello: frasi con protagonisti loro, i ragazzi, e anche i professori…come si divertono! Spesso creo anche delle storie che proseguono poi per tutto l’anno e loro voglion sapere: prof, prof, ci faccia una frase su X e Y! Il libro invece, per forza di cose, non conoscendo purtroppo tutti i bambini delle scuole italiane e non potendo scrivere frasi su di loro, fa meno ridere. Nascosti qua e là però ci sono centinaia di omaggi ad alunni vecchi e nuovi…Un altro piccolo segreto è: ogni tanto qualche testo è ripreso dal blog, magari riadattato. Eh eh, giusto qualche piccola soddisfazione.

    Puoi venir qui e scherzare quanto vuoi. Però regalami una frase, almeno, dell’Antica Fraseria.

  4. …Cerco ragioni e motivi di questa vita,
    ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore..

    Mi ripeto, lo so. Ma lui (il mio zio) ha una parola per tutto 🙂
    e questa canzone significa molto, per me. E’ mia.
    La sua malinconia sottile. Il pretesto. La sospensione.

    Spesso anche io, mi sento sfinito. Svuotato e rivoltato. Tempo e lavoro, passioni, creare (la creatività è un fuoco, e come tale necessita di “cose” da ardere…)

    Così, a volte, mi piace l’idea di scappare. Una giornata al mare. Appunto.
    Tanto per non morire..

    Stefano

  5. si.. c’è Conte e Conte e Conte ancora.. c’è quello della “topolino..”, della “fisarmonica”, dolcemente popolare, “del dopoguerra”; c’è il conte delle grandi distanze, degli dei che balenano negli occhi (di lei) delle epopee immaginarie, astratte, evocative; poi quello del “rumore di gomma e di vernice…”, degli swing americani, delle orchestre in fuga e quello del 900, che è un capitolo a parte, forse il migliore, nel quale rimbalzano eco, di tutta un epoca che irrimediabilmente (quando uscì) stava per essere, scacciata via dalla collina, come i suoi corvi, la brina.

    Epoca a me cara e congeniale. Specie agli inizi, fino quasi alla metà. Il dadaismo, i caffè parigini, la grafica anni venti, il Liberty, il futurismo, l’Art Nouveau, il primo Jazz, il secondo Jazz, Ellington, Miles Davis… Poi vi furono i 60, e lì altre meraviglie ma… si sta parlando dell’avvocato.
    Ma lui, con Hendrix c’entra poco 🙂

    Scusa queste “divagazioni”, sul tuo spazio…
    Ora torno in “me”.

    🙂

    Stefano

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