La casa bianca

 

Sono tornata nella casa bianca con la finestra sulla piazza. Mi son chiusa dentro l’ascensore di ferro pesante e ho aspettato di sbucare su, entrare dentro e sentire quell’odore inconfondibile. Fatto di pelo di cane, biancheria pulita e caffè. Un odore buono. Per due anni l’ho sentito tutte le settimane. Mi piaceva molto. Io arrivavo, il ragazzetto mi apriva e sorrideva. Poi si andava in cucina a fare latino. Frasi, versioni, ripasso dei verbi, chiacchiere, il cane sotto il tavolo, il fratellino piccolo che rubava le caramelle, cellulari da non guardare. Era un’ora bella. Qualunque umore avessi, qualunque orribile giorno mi avesse fatto venire gli occhi pesti e piegato gli angoli della bocca all’ingiù, io andavo lì e ridevo. A volte entravo dentro che ero mezza morta; ne uscivo quasi mezza viva. Era un posto caldo da cui guardare giù. Correggevo un deponente e intanto mi scaldavo. “Prof, mi dica dei verbi. Sia cattivissima. Scommetto che non ne sbaglierò uno”. Allora io ce la mettevo tutta per farlo sbagliare; ma lui non sbagliava mai. Sicché oggi son tornata lassù. Lo stesso bianco, lo stesso profumo, la stessa piazza sotto – enorme e vuota. I cuori attaccati in cucina e i ritratti del cane nell’angolo. Il caffè era appena fatto, come sempre, perché prima che arrivassi il ragazzetto da scuola aveva chiamato la mamma: “Mi raccomando, falle il caffè”. Poi quando è spuntato anche lui dalla porta ho dovuto allungare le braccia parecchio in su, per riuscire ad abbracciarlo. C’è questa tenerezza scomposta, dolciastra, nel rivedere le loro ossa allungate, quei volti modificati in mascelle squadrate. Ciascuno di noi dovrebbe sempre avere a portata di mano dei gusci morbidi in cui rifugiarsi, intagliati dentro qualche città; e dei visi che quando li vedi ti mostrano il tempo che è passato. Quella casa bianca è uno dei miei. E mentre uscivo di lì ho pensato che non c’è niente di più straziante della vicinanza per farti sentire la mancanza di qualcuno, di qualcosa. E’ quando sei lì, vicino, che senti quanto tutto ti sia mancato, in ogni singolo momento in cui pensavi ad altro. E’ quando ci sei dentro che non ci puoi credere, di avere per lungo tempo fatto a meno di tutto quel tiepido senso di conforto, di bene, di appartenenza.

La casa biancaultima modifica: 2010-02-15T21:10:25+01:00da capecchi
Reposta per primo quest’articolo

3 pensieri su “La casa bianca

  1. spero che tu possa ritornare presto, molto presto, dietro la cattedra perche di insegnanti come te ce ne sono poche: voglia di fare, voglia di aiutare, voglia di essere vicina a quegli occhi impauriti dei ragazzi, voglia di insegnare loro, voglia di trasmettere il tuo “sapere”. Buon lavoro!

Lascia un commento