Infermità mentale

È da venerdì che pensavo cosa mettermi; se indossare le scarpe col tacco che tanto avevano spaventato gli alunni un paio d’anni fa; quali parole dire e con quale faccia entrare in classe. Ci pensavo da quando la collega mi aveva telefonato all’ora di cena per dirmi cosa era successo la mattina. Avendo il giorno libero, io non ero a scuola, e non essendo io a scuola, loro avevano pensato bene di combinarla grossa. Sicché la vena del collo ha cominciato a pulsarmi forte, m’è venuto un nervo di quelli memorabili e la voglia di ammazzarli, uno a uno, con le mie mani. Aspettavo dunque oggi con ansia. L’avrei rivisti tutti e avrei camminato attraverso l’aula facendo battere i tacchi in modo lugubre. Inarcando il sopracciglio sinistro in quel modo brutto e perforandoli con gli occhi. Così ho fatto. Mi ero pure dipinta le unghie di uno splendente Dior rosso sangue: a volte, in aula, scenografia e costumi sono tutto. La mattinata si è svolta dunque fra silenzi spaventosi e urla trattenute (ché avevo promesso di controllarmi); sguardi impauriti e lacrime zitte, nascoste veloci dietro fazzoletti di carta. Si sono accumulati sulla cattedra pugni, dita che tamburellano e temi pieni di paure, scuse e racconti. Ma il momento più bello, quello proprio insuperabile, è stato quello in cui uno degli alunni ha dichiarato che quella famosa mattina, prima di entrare a scuola, era caduto e aveva battuto la testa. Dopo il colpo, si era rialzato senza ricordarsi di essere caduto. Si sentiva anzi più allegro del solito, ci vedeva doppio, sembrava un drogato. Così, confuso e fuori di sé, si era effettivamente macchiato del reato di cui era accusato. Dopo, messo dalla professoressa di fronte alla realtà, era infine ritornato in sé, incredulo e disperato per ciò che aveva compiuto. Ebbene, io un alunno che si appella alla momentanea infermità mentale per ottenere uno sconto della pena non l’avevo mai incontrato. Quasi quasi faccio finta di cascarci.

Infermità mentaleultima modifica: 2011-01-17T18:18:00+01:00da capecchi
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6 pensieri su “Infermità mentale

  1. Possibile che mi ricordi un giorno di tre anni fa?
    Non c’eri, probabilmente sei stata chiamata, la sfuriata, il sopracciglio inarcato, le urla, le mani sul banco, i disegnini sulla lavagna…
    Certo, tre anni fa nessuno si appellò all’infermità mentale. Tutti rimasero – a ragion veduta – zitti e immobili.

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