Un anno straordinario

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Ho saltato il classico post di Natale e un po’ m’è dispiaciuto. Ma è stato un dicembre affannato, strano, sbatacchiato di qua e di là. Non ce l’ho fatta, non ne avevo voglia, non so. Quelle due righe di fine d’anno però non riesco a non scriverle. Il 2012 è stato un anno straordinario. Comincia cercando casa a New York e finisce uguale, con me isolata da tutti, rifugiata sul mio divano a esplorare Chelsea e il Village.  

È stato l’anno di una scuola che amo molto ma che ogni giorno mi ha fatto arrabbiare, stancare, sgomentare un briciolo di più. Sono arrivata a dicembre ed ero prosciugata: la terza che mi manca – gli insospettabili come il Principe Arabo e quelli del tutto attesi come l’Ucraino dal sorriso spezzaghiaccio -, i nuovi maialini da latte, quelli di seconda con cui mi sento a casa e tutto il resto che a volte è tanto, è troppo.

Poi l’arrivo del nuovo esserino, che sparge ciuffi di pelo e lascia graffi addosso oppure ti butta la testa contro la mano per farsi accarezzare ma dopo si nasconde dietro la colonna e ti fa degli agguati insensati, folli, alle sei e mezzo del mattino o in un’ora a caso del giorno. Ma anche si addormenta chissà come dentro l’albero finto. Quegli occhioni grandi che ti guatano, sempre.

Ed è stato l’anno in cui ho incontrato l’Unico e Solo Maestro, Lui, il Diodituttelesecche Pierre, che ora e sempre ringrazierò per avermi fatto almeno avvicinare a come vorrei essere. E se ho peccato in queste feste, Maestro, Tu perdonami e sappi che tornerò da Te molto presto, in ginocchio su semi di pura crusca dukaniana M2bisB6.  

Il 2012 è stato soprattutto tornare a Middlebury. Il Vermont che era mancato così tanto mi ha inghiottita ancora, nei suoi spazi temporali dilatati ma pienissimi, stretti come un pugno, pieni di sole, pioggia, facce, caffettoni, lingue, pessimo vino, risate, assenze come buchi in pancia, solitudini, insofferenze e musiche. Amore totale, insomma, per un posto che sarà sempre uno dei noccioli duri e profondi di me, lontani da me, ovunque vada, sempre, con chiunque sia. E New York di cui non ho saputo dire nulla ma solo caricare centinaia di foto che dicevano tutto da sole. L’appartamento a vetri con l’Empire in fondo che cambiava colore ed era verde, giallo, bianco. La luce come scendeva giù la sera tutta arancione, allagando il soggiorno, gli occhi. Svegliarsi e dire: oggi pranziamo al Meatpacking? Andiamo da Shake Shack? Facciamo merenda al caffè Angelique? Ecco, avere anche un caffè che sentivi tuo, all’angolo di Grove street. Questa era New York.

Il 2012 è stato l’anno di Thom Yorke. Radiohead – Thom – nella testa, nelle orecchie, negli occhi; e mesi d’ossessione, note su note, senza smettere, senza sentire altro, il jazz dimenticato, il resto accartocciato, solo Paranoid android, Lotus flower, Nude, Videotape, House of cards, Exit music, There there, Lucky. Il concerto a Bologna, tutte quelle luci, la fuga a Parigi, la cellula immaginaria in cui son precipitata quella notte con il lampione giallo a brillare nel freddo e stringersi le mani e dire “Thom”. Il viso scarno e gli occhi strani che ti fissano e poi il lampo chiaro dei capelli che la Francia ha portato via.

Questo è stato anche l’anno in cui ho capito che si muore. Che tutto può finire. Che la paura di perdere tutto è lì, sempre, concreta, sconcia, brutta a guardarsi in faccia. Che le persone che più ami ci sono ma poi no, chi lo sa domani se ti alzi e son lì. Sicché arrivare al 31 di questo mese ed avere ancora tutti qui intorno provoca una gioia pazza, per cui iniziare a brindare adesso e andare avanti tutta la notte.

E infine questo è l’anno in cui la Nina è cambiata: mi sembra molto più grande. Infatti lo è, accidenti: ha s e t t e anni. La guardo ed è bellissima, coi capelli sempre tutti annodati e gli occhi luminosi. Mi fa ridere tanto, mi prende in giro, non piange quasi mai, per Natale ha voluto la tastiera coi tasti pesati ma anche la Playstation 3 per via del Libro degli incantesimi. Oltre a una valanga di libri. È l’anno in cui me la son portata in America e l’ho vista essere com’è: sorridente, saggia, divertente. Uno degli essere umani con cui preferisco in assoluto passare il mio tempo.

Dunque eccoci, è ora di bere, mangiare e ballare. Muoversi scomposti dentro una musica che ci faccia dondolare la testa, martellare il cuore ed entrare nel futuro con i passi leggeri della noncuranza.

 

Buon 2013 a chi c’è ed è necessario.

 
 http://capecchi.myblog.it/media/01/01/2527867451.mp3

 

(Radiohead, Idioteque. Musica per entrare nel futuro con i passi scomposti e leggeri della noncuranza)

 

  

Un anno straordinarioultima modifica: 2012-12-31T18:36:00+01:00da capecchi
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