Lei e la bianca solitudine

I miei dischi di musica classica sono pochi. Ho avuto una storia breve e ritornante, con Lei. E’ come qualcosa che amo alla follia ma da cui ho bisogno di tenermi distante. Qualcosa che senti di amare ma che non capisci appieno. Qualcosa che senti di amare perché non la capisci appieno. Adesso, ad esempio, sta andando L’isola dei morti di Rachmaninov. Ed è gigantesco, spropositato, quasi mostruoso. Ti si sfaldano un bel po’ di certezze, ecco. O forse, invece, a colpi d’archetto, se ne vanno costruendo di nuove, attorno. Un enorme, granitico, montante castello di visioni estranee a quelle che per solito hai. E, dio, in questo punto esatto mi sembra come di soffocare. Arriva su qualcosa che mi straccia il respiro e smuove l’affanno e turba i capelli e vuoi andartene ma rimani. Senza fiato perché Rachmaninov te l’ha preso tutto. Ma no, ma no, ecco che te lo rende, col flauto e l’oboe. Riprendi a emettere fiati leggeri e il petto non scapicolla più. Ma tanto qualche corsa d’archi ti porterà via di nuovo tenendoti ferma – che è cosa dolorosa e folle, a pensarci bene. Non ti càpita, non ti càpita col jazz. Non ti càpita mai di stare così. Come sull’orlo di buttarti già da un qualche precipizio impossibile e aspro e bellissimo. Non ti càpita mai. Una volta ci avevi provato, a descrivere il Jazz e Lei, per te. Ne avevi già detto. Ma eri stata imperfetta anche allora, come adesso. Sì, perché Lei produce inadeguatezza – uno scarto insopportabile rispetto a quello che sei e che vivi. Lei, se l’ascolti davvero, come si deve ed è necessario, non può che produrre un fagocitante e assoluto senso di bianca solitudine. Una distanza siderale dalle cose e un millesimale attimo di sovrumanità.
Per tutto questo l’ami, ma l’accosti di rado; come si conviene alle tue paure – che coltivi ma fingi di dimenticare per poter, banalmente, sopravvivere.

Lei e la bianca solitudineultima modifica: 2003-09-25T12:10:00+02:00da capecchi
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4 pensieri su “Lei e la bianca solitudine

  1. LEI è buona per tutte le stagioni. E non invecchia mai. Schoenberg, Piano Works, Glenn Gould Edition; Dmitrij Shostakovich, 24 preludes & Fugues. Versioni di Keith Jarrett e Vladimir Ashkenazy; Tutto Rach, suonato da lui medesimo; Mozart e Beethoven e Chopin e Chaikovskij, con Geza Anda o Daniel Baremboim al piano; quasi tutto Mahler e Mozart di Karajan; e la lista potrebbe continuare. Non continuiamo, solo per rispetto dell’estasi mistica della tenutaria di questo blog. [Ja]

  2. Nella mia infinita ignoranza musicale, uno dei tre cd che ascolto contiene la nona sinfonia di Beethoven. Infinitamente coinvolgente e affascinante, assolutamente indispensabile per astrarsi dal continente. E piuttosto spesso si impone un’assoluta necessità di astrarsi dal contingente. Stefania.

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